Un bagno di sangue. Non ha dubbi il professore Aldo Bonomi, sociologo e consulente del Cnel, che commenta i rumors sui contenuti della riforma del Patto di stabilità europeo. Secondo il Financial Times, a quei paesi che non riusciranno a portare il rapporto fra debito e Prodotto interno lordo al di sotto del 60% nei prossimi tre anni, saranno applicate delle sanzioni pesantissime. Dai tagli agli aiuti pubblici a quelli all’agricoltura alla sospensione del diritto di voto nel consiglio dei ministri europei. Una manovra anticrisi che secondo Bonomi arriva fuori tempo massimo. “La crisi è del 2008 e oggi siamo alla fine del 2010. In mezzo c’è stata la Grecia”. Secondo il sociologo, l’Unione europea, dove è prevalsa la linea rigorista di Commissione, Germania, Olanda e Gran Bretagna, sconta la mancanza di una posizione unitaria. “Ed è quindi ovvio che sia Berlino a dettare le regole del gioco”. La politica economica comune, secondo il professore, manca di una visione unitaria, che tenga assieme i “tanti capitalismi” presenti nei sistemi degli stati membri. “L’Europa dovrebbe avviare un grande dibattito in grado di trovare la sintesi fra i tanti modelli presenti in Eurolandia”.

Se passasse la linea del presidente della Commissione Manuel Barroso, del commissario agli affari monetari Holli Rehn e del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, per l’Italia sarebbero guai. I paesi con il rapporto deficit / Pil superiore al 60% saranno costretti ogni anno a tagliare il proprio debito di un ventesimo per i prossimi 3 anni. Per il nostro paese, che con il 116% detiene uno dei peggiori quozienti d’Europa, significherebbe tagliare ogni anno otto punti percentuali sul disavanzo. Tradotto in numeri sui tratterebbe di trovare 130 miliardi di euro in tre anni. Altrimenti le sanzioni di Bruxelles saranno pesantissime. Secondo Bonomi, i costi sociali di questa operazione saranno devastanti, soprattutto in un momento come questo “in cui gli effetti della crisi sono particolarmente gravi”. Ma il sociologo è convinto che mercoledì prossimo a Bruxelles le cose non andranno esattamente come annunciato, “sarebbe una carneficina sociale, non solo per l’Italia”. Una posizione condivisa anche da Tito Boeri, economista e professore all’Università Bocconi di Milano, che sostiene che la crisi economica abbia reso le economie di molti paesi membri più simili alla nostra.

In attesa di sapere se in sede europea a prevalere sarà l’impostazione rigorista, quello che appare certo è che la linea del ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti di includere anche il debito privato nell’indice di sostenibilità di ogni stato, è stata accantonata. A tale riguardo Bonomi sostiene che l’Europa ha fatto male, perché, secondo lui, è sbagliato mantenere come unico indicatore il debito pubblico: “Conta sapere anche quanto sono indebitate le famiglie, le imprese e le banche di ogni singolo paese”. Al contrario Boeri è convinto che il termometro giusto per misurare lo stato di salute dell’economia di un paese sia proprio il debito pubblico.

Per il professore della Bocconi, l’Italia dovrebbe provare a uscire dalla crisi dandosi degli obiettivi di crescita più ambiziosi rispetto ai tempi di quando ne è stata colpita. “Non è vero che una politica di contenimento e riduzione del debito debba essere necessariamente recessiva. E’ vero il contrario”. Secondo Boeri se il sistema Italia dovrà veramente recuperare 130 miliardi di euro in tre anni, il governo, se ha a cuore il destino economico del Paese e vuole evitare la carneficina sociale, deve fare immediatamente tre cose: “Nominare un sostituto alla guida della Consob, pensare a un rimpiazzo a Berlusconi come ministro dello Sviluppo economico e soprattutto incentivare il commercio estero”. Solo così, secondo l’economista, si potrà dare lo slancio necessario al sistema paese, “in grado anche di sostenere una politica di rientro del deficit”.