Alessandro Profumo
Un grande Istituto Bancario non è una Fiat Panda: per eliminare un Profumo sgradito non basta certo un arbre magique. L’Amministratore Delegato Alessandro Profumo si è improvvisamente dimesso dalla guida di Unicredit, dopo essere stato più volte accusato di favorire la scalata libica. A far precipitare la situazione, avrebbe dato un innegabile contributo l’irruzione di una motovedetta di Gheddafi nella sede centrale dell’Istituto di Credito: l’imbarcazione avrebbe aperto il fuoco sui correntisti, mentre sottocoperta alcuni ragionieri italiani erano testimoni attoniti della turpe manovra. I vertici di Unicredit da mesi si oppongono strenuamente agli arditi progetti del Colonnello che, qualora riuscisse ad ottenere il tanto desiderato pacchetto di maggioranza, sarebbe pronto a introdurre clamorose innovazioni, come la concessione di mutui in datteri e, sotto le feste natalizie, l’omaggio ai clienti di un cammello rilegato in pelle da usare come agenda. Peccato che le sterili polemiche di questi giorni non permettano di sfruttare in ambito finanziario le grande competenza di Muammar Gheddafi: visto com’è combinata l’economia italiana, uno che s’intende di deserto ci farebbe comodo.

Oscar Lancini
Il poliedrico Sindaco di Adro, nel bresciano, ha intestato una scuola elementare del suo paese a Gianfranco Miglio, il noto inventore di mangime per uccelli, preferendolo di gran lunga al Ciappi. Scelta condivisibile. Non si è fermato qui, però. Ha sparso simboli leghisti per tutta la scuola, sui banchi, sul portone d’entrata, sugli zerbini. In effetti il verde, colore ufficiale del partito di Bossi, è quello che più di ogni altro si addice alla situazione economica della nostra scuola pubblica. I genitori dei bambini, purtroppo, si sono rifiutati di vestirli da Nibelunghi, dimostrando scarsissima coscienza politica. Il Senatur, in seguito alle inevitabili polemiche, gli ha chiesto la rimozione d’ogni simbolo, ma Lancini non ha eseguito l’ordine. “Sono mortificato – ha dichiarato – devo aver frainteso. Ero convinto che Simbolo fosse uno dei sette nani, mi sono precipitato nel giardinetto della scuola e ho rimosso Pisolo e Brontolo, gli unici due che ho trovato. Ora chiedo ai vertici del Partito: Biancaneve almeno, posso tenerla?”. Le azioni di Lancini, sia detto con chiarezza, sono state comunque del tutto disinteressate: come ha detto ai giornali, infatti, suo figlio va a scuola privata.

Walter Veltroni
Nei corso di questa variegata settimana, Walter ha suscitato molta preoccupazione, quando ha dichiarato alla stampa “Non sono io il Papa straniero”, esplicitando con questa frase quale sia il suo attuale progetto di Stato: lo Stato confusionale. Pare che inoltre, incontrando Piero Fassino, gli abbia confidato “Non sono io Antonello Cuccureddu. Tu comunque puoi chiamarmi Pizzaballa”. Nonostante il momento difficile, Veltroni rimane l’ideatore e il leader della cosiddetta opposizione degli ONI, cui ha dato vita insieme a Fioroni e a Gentiloni, dando la certezza a gran parte dell’elettorato di sinistra che certe rime, benché di basso livello, non sono del tutto infondate. Finora, il gruppo di deputati e intellettuali che fa capo a Walter è composto da 75 persone: gliene mancano solo altre 525 per raggiungere il numero di 600 e ripetere la simpatica carica di Balaclava. Nell’ambito del suo gruppo parlamentare, l’ex Sindaco di Roma gode ancora di grande stima e incrollabile fiducia, anche se il segretario del PD Pierluigi Bersani, dopo il recente faccia a faccia, ha detto che l’unico modo che Veltroni ha di creare una sua corrente è lasciare aperta contemporaneamente una porta e una finestra.

Nicola Cosentino
Usare le intercettazioni telefoniche per cercare conferme a una banale accusa di camorra, è indegno di un Paese civile. Per fortuna, il nostro Parlamento, baluardo di libertà, ha impedito questa vergogna. “Adesso sono disposto a farmi processare – ha detto visibilmente soddisfatto Cosentino – anche se mi piacerebbe che in tribunale ci fosse una moquette panna e che la moglie del Pubblico Ministero avesse almeno una quarta di seno. Sono garanzie minime, in una democrazia matura”. Del resto, da sempre in Italia esiste una Commissione Antimafia: per il rispetto delle pari opportunità, è giusto che venga istituita anche una Commissione Promafia. Dopo il voto della Camera di mercoledì scorso, siamo a un passo dalla realizzazione di questo prestigioso obiettivo. “Il Pdl – ha detto il deputato Maurizio Paniz –  ha voluto ribadire con fermezza l’inviolabilità delle conversazioni di un parlamentare, come previsto dalla nostra Costipazione… no…. dalla Coagulazione… neanche… ah, dalla Costituzione!”. La prassi, infatti, prevede due punti fondamentali: A) La magistratura, prima di intercettare il parlamentare, deve chiedere l’autorizzazione a procedere al Parlamento; B) Il Parlamento la nega. Tutto è molto semplice e lineare.

Da il Misfatto del 26 settembre 2010