Molto spesso il Tafazzi che è in noi prende il sopravvento. E giú a dire e ridire, a elaborare fini analisi sociologiche sul fatto che il nostro movimento (nel senso del nostro andare con le gambe) possa favorire questo o quello scenario futuro. Ci chiudiamo in sedute di autocoscienza con interventi che vanno dalla commiserazione alla rabbia, dall’offesa personale alla ricerca di un capro espiatorio che – di volta in volta – cambia secondo gli usi e costumi del momento.

Ed intanto fuori infuria il teatrino della politica che prevede uno scenario che cambia (dai paesi dell’Est a Montecarlo) e alcuni personaggi che si dossierano addosso mentre il Paese va a rotoli; mentre la classe operaia rischia di essere rinchiusa in una riserva indiana (altro che paradiso); mentre rischiamo di cambiare i cartelli degli edifici dell’istruzione pubblica in “squola”; mentre le future mamme stanno seriamente pensando che sia meglio tornare a partorire sul tavolo della cucina – come le nostre nonne – perchè piú sicuro che in ospedale, mentre un movimento razzista e xenofobo vorrebbe taggare tutti gli edifici pubblici del nord con la stella alpina littorea; mentre una casta corrotta e puzzolente continua a rubare e fare i suoi interessi.

E noi? Noi siamo chiusi nei nostri circoli presi in prestito a sindacare se combattiamo contro Berlusconi o il berlusconismo. Quello che è in noi e quello che è in voi. Quello che viene dall’alto e quello che viene da dietro (e punta dritto al nostro lato oscuro). Continuiamo a scriverci addosso come se fossimo l’ombelico del mondo.

Ma, porca puttana, ci diamo una mossa? Vogliamo organizzare seriamente la nostra resistenza? Se non siamo in grado di coordinare una seria resistenza, quale scenario futuro possiamo indicare, quale speranza di cambiamento possiamo proporre?

Rischiamo di lasciare tutto nelle mani di quattro segretari di partito che potranno solo causare piú danni. Siamo noi cittadini a dover risvegliare le coscienze, siamo noi – cresciuti sulle barricate – a dover contaminare i nostri simili per indicare la strada della riscossa.

Oggi comincia la prima di quattro occasioni irripetibili per tentare di mandare giú seriamente questo governo-cricca.

Cominciamo ad andare tutti alla Woodstock del Movimento 5 stelle, che potrebbe passare il testimone al NoBDay2 del 2 ottobre, la staffetta poi sará in mano alla grande mobilitazione sulla scuola dell’8 ottobre per finire con la manifestazione deli lavoratori promossa dalla FIOM il 16 ottobre.

Se questo sará un autunno caldo dipenderá solo da noi. Facciamo rete, colleghiamo fra loro tutte queste mobilitazioni e facciamo in modo che siano inserite in un progetto teso a disarcionare il cavallo sul quale la cricca al governo è in sella, presentando contestualmente le nostre visioni alternative.

Questo è il momento, non lasciamolo fuggire.