Correva l’anno 2008. Il governo varava il decreto per uscire dall’emergenza, il numero 90. Silvio Berlusconi dichiarava: “Procure e violenti non ci fermeranno, lo Stato stavolta non consentirà a nessuno di fermarlo“. La soluzione: da una parte l’esercito a presidio anche delle discariche, e dall’altra leggi speciali in deroga alle norme in vigore. Tutto per tornare alla normalità, promessa in campagna elettorale. Il super-eroe Guido Bertolaso doveva riportare la Campania in ‘occidente’. Ora che i rifiuti sommergono le strade, le discariche sono in via di esaurimento, l’inceneritore dei miracoli si ferma continuamente, la colpa è dei cittadini che si oppongono all’ennesimo abuso, che fanno i conti con una nuova emergenza. Il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano ha una sua idea: “Vi è il tentativo di gruppi anarchico-insurrezionali o dell’area dell’antagonismo di aizzare la protesta sociale, mettendo un comune contro l’altro o comunque impedendo l’individuazione dei siti e lo stoccaggio dei rifiuti o tentando di farlo“. Per coprire due anni di fallimento, torna in voga la pista anarchica.

Violenza e scontri avvelenano il clima, ma bisogna spiegare le ragioni dei cittadini di Terzigno, scesi nuovamente in piazza. In quella zona, in pieno parco nazionale del Vesuvio, è stata aperta una discarica, tuttora in funzione, in barba ad ogni regola anche di buon senso. L’idea di Guido Bertolaso è di aprirne un’altra, cava Vitiello, ma anche l’Europa ha dato ragione alla cittadinanza locale. Una commissione ad hoc del parlamento europeo nel maggio scorso ha visitato la zona, definendo folle immaginare una seconda discarica nel parco nazionale del Vesuvio sito protetto dall’Unesco. Ma Bertolaso insiste e preme per la nuova cloaca. Anche l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, nel luglio scorso in audizione presso la commissione parlamentare ecomafie, assicurava: «Abbiamo deciso che questa discarica si può anche non fare».  E anche il consiglio provinciale, a guida centro-destra, aveva votato una mozione per evitare l’apertura del secondo sito, nel maggio scorso. Ora che i cittadini scendono in piazza sono loro il problema da eliminare.

Anche il Tar del Lazio ha precisato che la competenza  e la decisione finale spetta all’organo provinciale e non all’ex struttura commissariale. Sul sito del parco nazionale c’è un comunicato, una sorta di epitaffio: “C’è il rischio che i rifiuti in faccia ai quali il Parco nazionale del Vesuvio aveva sbattuto la porta, entrino dalla finestra. La porta è la cava Vitiello data per non più utilizzabile come discarica; la finestra è costituita dalla minacciosa possibilità che la discarica Sari attualmente in funzione e in via di saturazione venga affiancata da una nuova cavità contigua all´attuale e sempre in area parco”. La soluzione è sempre la stessa: nuove discariche, nessun piano è stato pensato e promosso in questi due anni di annunci. Annunci e promesse ora in frantumi mentre la Campania ripiomba nell’incubo dell’emergenza . Tra qualche giorno le strade saranno di nuovo ripulite ma  il problema non sarà risolto.

*Tommaso Sodano è autore con Nello Trocchia del libro La Peste, sullo scandalo rifiuti in Campania, in uscita il 29 settembre