Adesso il problema è capire chi si assumerà il peso dei 4.700 esuberi che sono una delle (tante) eredità complesse lasciate a Unicredit da Alessandro Profumo. Quarantotto ore dopo le dimissioni dell’amministratore delegato, nel giorno della prima riunione del comitato nomine che deve decidere la successione, i sindacati bancari firmano una lettera congiunta: “Mentre si chiede al sindacato di tenere un comportamento responsabile di fronte alla gravità del momento, il consiglio di amministrazione assume decisioni che creano instabilità e possono determinare pesanti ripercussioni sull’immagine dell’azienda e dei lavoratori”. Perché con una banca senza vertice, non è chiaro come proseguirà una trattativa che nei piani di Unicredit doveva chiudersi a novembre.

Sul dopo-Profumo le idee sono ancora confuse. Sembra però che si stiano verificando le peggiori preoccupazioni di chi temeva che all’uscita di un manager forte e accentratore come Profumo seguisse un “governo debole”, dovuto all’impossibilità di mettere d’accordo tutti i soci su un nome solo. Si parla di un amministratore delegato chiamato dall’esterno della banca. E ieri sera il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona e il presidente della Fondazione Cariverona Paolo Biasi hanno incontrato a Milano uno dei candidati alla poltrona che fu di Profumo, Andrea Orcel, dirigente di Merill Lynch-Bank of America. Al nuovo amministratore delegato andrebbe poi affiancato un direttore generale interno, probabilmente scelto tra Andrea Nicastro e Paolo Fiorentino, due dei top manager una volta fedelissimi di Profumo. Si creerà così un governo a tre, con al terzo vertice l’attuale presidente (e amministratore delegato ad interim) Dieter Rampl.

Una distribuzione di potere che rischia di essere poco compatibile con la nuova organizzazione della banca voluta da Profumo (che ha scontentato molti) molto centralizzata. Nell’attesa di capire cosa succederà, ci sono da risolvere problemi più pressanti. Il primo lo ha sollevato il presidente della Consob Vittorio Conti (anche lui pro-tempore, perché da tre mesi il governo non trova un successore di Lamberto Cardia). Dopo un’audizione alla Camera, Conti ha ricordato che Unicredit deve assicurare alla Borsa informazioni chiare e trasparenti su cosa succede al suo interno in questa fase di transizione, soprattutto se “ci sono implicazioni operative , se per caso questo comporta un nuovo orientamento strategico e gestionale”. Cioè nel caso che il cambio al vertice comporti una svolta nella gestione della banca, quindi con un impatto concreto sulla sua capacità di generare utili nei prossimi anni (cosa quasi impossibile da dire ora). Che, al momento, resta la vera sfida. Perché, come ammette la stessa banca nella presentazione del nuovo assetto organizzativo, “il posizionamento competitivo di Unicredit Group sul mercato italiano è andato progressivamente deteriorando-si”. E nei primi mesi del 2010 “il rendimento dell’attivo del gruppo era tra i più bassi dei principali gruppi bancari italiani”.

da Il Fatto quotidiano del 24 settembre 2010