Membri del governo che non si fanno trovare. Turisti che sembrano agenti segreti libici e russi. Documenti veri che paiono finti. Oppure finti che qualcuno cerca di far passare per veri. Altro che pace e tranquillità, come uno si aspetta da una piccola isola dei Caraibi. A Saint Lucia è il momento della confusione. E ci si mette pure il primo ministro Stephenson King, che dal giornale on line St. Lucia Star avverte: “Nessuno di noi è al sicuro!”. No, questa volta, non c’entrano Giancarlo Tulliani e suo cognato Gianfranco Fini. Né c’entrano i servizi segreti italiani. Questa volta c’entra l’assassinio che una settimana fa è avvenuto negli uffici del primo ministro. Lì sparano pure nei palazzi del governo.

Secondo quanto racconta il St. Lucia Star, il 17 settembre scorso il primo ministro stava ricevendo in uno dei suoi uffici i propri elettori. Un ragazzo, Alfred Richard detto “Ding Ding”, si era presentato per chiedere aiuto nella ricerca di un lavoro. Stava aspettando nella veranda, quando qualcuno lo ha ucciso con tre colpi d’arma da fuoco. Una storia di gang, secondo la polizia. “Sull’isola nessuno di noi è al sicuro – ha commentato il primo ministro –. C’è bisogno che ognuno di noi assuma il controllo della situazione esistente”.

Ma il controllo della situazione, dopo qualche giorno, sembra essere completamente sfuggito di mano ai governanti di Saint Lucia. Invasa da agenti segreti che arrivano dall’Italia, come ha scritto Il Giornale una settimana fa. O dalla Libia e dalla Russia, coma ha denunciato ieri sera in una telefonata ad Annozero un sedicente amico della moglie del ministro degli Esteri: “Da due settimane l’isola è piena zeppa di agenti segreti libici, russi e italiani travestiti da turisti – ha raccontato –. Siamo in Svizzera. Chiariremo tutto tra un mese”.

Magari questi agenti sono pure coinvolti nel confezionamento della lettera “privata e confidenziale” per il primo ministro, mittente il Guardasigilli Lorenzo Rudolph Francis, in cui si dice che è di Giancarlo Tulliani la società off shore proprietaria della casa di Montecarlo. Se è così, allora ha ragione Italo Bocchino, che ha parlato di lettera “patacca”. E a essere confuso è il ministro della Giustizia di Saint Lucia che, dalla Svizzera, ha detto a Il Fatto Quotidiano: “Quel documento è vero”.

Se invece la lettera è autentica, a far confusione è il funzionario della stamperia di Stato che, sentito da ilfattoquotidiano.it, ha affermato che l’intestazione della lettera è diversa da quella ufficiale. E, forse, confusi sono pure i ministri di Saint Lucia, che fanno nomi e cognomi di chi porta soldi nel loro paradiso fiscale, anziché mantenere il riserbo. A questo punto, meglio per loro passare qualche giorno altrove e non farsi trovare sull’isola. Per chiarirsi un po’ le idee. E per non esserci, se qualche altra gang spara in un palazzo del governo.