Israele ha violato il diritto internazionale. Lo ha fatto con l’attacco dello scorso maggio agli attivisti della Freedom Flottilla, costato la vita a nove turchi. È la conclusione della commissione d’inchiesta designata dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu, che ha indagato sull’assalto delle forze di difesa israeliane al convoglio di navi che hanno cercato di rombere l’embargo contro Gaza. Secondo la commissione, ci sono prove chiare di comportamenti brutali e inappropriati contro gli attivisti che volevano portare aiuti umanitari ai palestinosi. Ma per Israele, il rapporto Onu è tutt’altro che imparziale.

Le 56 pagine del rapporto parlano chiaro: “Esistono prove certe contro Israele, che consentono un eventuale procedimento penale per i crimini di omicidio intenzionale, tortura o trattamenti inumani, grandi sofferenze o ferite gravi inferte intenzionalmente”. Nel documento si legge anche: “Essendo gli autori dei crimini più gravi con il volto coperto, essi non possono essere identificati senza l’assistenza delle autorità israeliane”. Gli esperti dell’Onu chiedono quindi al governo dello Stato ebraico di cooperare per permettere l’identificazione dei colpevoli.

Israele ha subito respinto le accuse definendole “estremiste e politicizzate”, mentre il rapporto è stato accolto con favore dalla Turchia che, dopo l’attacco, ha sospeso le relazioni con lo stato israeliano. Il ministro degli Esteri turco Mehmet Davutoglu è soddisfatto: “Speriamo che Israele impari a usare il linguaggio del diritto internazionale e agisca in conformità a esso – ha detto -. Nessuno Stato, specialmente la Turchia, che ha una lunga tradizione ed è rispettata sulla scena internazionale può rimanere indifferente di fronte all’uccisione di propri cittadini in acque internazionali. Abbiamo chiesto alla comunità internazionale di prendere iniziative e se un rapporto imparziale viene rilasciato è un successo per il diritto internazionale”. Ricordando che nessuno dei membri della commissione Onu che ha indagato sull’attacco alla flottiglia è turco o cittadino di un paese musulmano, il ministro ha quindi affermato che dal rapporto emesso ieri emerge che “un crimine è stato commesso e Israele deve quindi compiere le mosse necessarie. Si tratta di un crimine non solo contro la Turchia, ma contro tutta la comunità internazionale”.

Immediata la reazione di Israele che tramite Andi David, portavoce del ministero degli affari esteri, ha dichiarato che “il Consiglio per i diritti umani ha criticato Israele già prima dell’inchiesta e che questa condanna non è certo una sorpresa”. Inoltre, lo Stato ebraico fa sapere che sta lavorando con un’altra commissione presieduta dagli ex primi ministri della Nuova Zelanda e della Colombia, Geoffrey Palmer e Alvaro Uribe, per dimostrare che le truppe israeliane sono state costrette a usare la forza e ad aprire il fuoco dopo che sono finite sotto attacco dagli attivisti con barre di metallo, assi e bastoni di legno. Accusa a cui gli attivisti pro Palestina rispondono dicendo di essersi difesi da quello che credevano un attacco di pirati in acque internazionali.

Il portavoce di Hamas Fazi Barhoum ha dichiarato che il rapporto è un’ulteriore prova che l’occupazione Israeliana dei territori palestinesi è una violazione dei diritti umani non solo contro il popolo palestinese, ma anche contro gente innocente venuta a dimostrare la propria solidarietà. E ha chiesto che il documento sia la base di partenza per un’azione giudiziaria contro i responsabili dell’attacco.

di Luigina D’Emilio