Bassolino è tornato. A dire il vero, non se n’era mai andato. Dalla guida della Fondazione Sudd, ieri ha voluto dire la sua sulle imminenti elezioni amministrative a Napoli, comune di cui fu sindaco in un passato tanto lontano quanto sopravvalutato, invitando partiti e movimenti a produrre dibattiti e idee e a riaprire un dialogo profondo con la città. Mentre lui, a nome della Fondazione, promette di fare altrettanto.

Secondo l’ex governatore della Campaniadal punto di vista politico, l’estate appena trascorsa è stata tra le più brutte degli ultimi anni. Sul piano nazionale ed anche su quello locale. Enorme è stato il rilievo dedicato alla lotta e alle beghe interne al Palazzo, mentre sono stati relegati nell’ombra i problemi più urgenti del Paese: la crisi economica, l’occupazione giovanile e il Mezzogiorno”.

Vero. Bassolino ha ragione. Il Sud è vittima delle politiche di un governo che impiega metà del suo tempo a sfornare leggi che proteggano Berlusconi e la sua roba, e l’altra metà a soddisfare l’ingordigia della Lega Nord. I fondi Fas sottratti al meridione per pagare le multe delle quote latte degli allevatori nel settentrione ne sono un plastico esempio.

Faremmo però un torto alla verità nel dimenticare che il leghismo negli anni scorsi ha dilagato anche perché ha avuto gioco facile nel denunciare una classe dirigente meridionale arraffona, lottizzatoria, familista, clientelare, affamata di denaro pubblico da spendere e spandere secondo criteri quantomeno discutibili (per usare un eufemismo). E che i dieci anni di Bassolino alla presidenza della Campania sono coincisi con la lievitazione del deficit della sanità a cifre incalcolabili, e con un disastro rifiuti da paese del terzo mondo, mentre l’occupazione regrediva a livelli inferiori a quelli del 1993. Tutto questo mentre gli uomini di Bassolino (e, in misura minore, dei suoi alleati dell’epoca De Mita e Mastella) venivano piazzati al timone di tutti i centri di comando e si spartivano un fiume di incarichi e consulenze in società miste, Asl, università, associazioni di categoria, enti pubblici e privati.

Ai cittadini e agli elettori – conclude Bassolino – bisogna dare l’opportunità di giudicare sia il passato ed il presente, sia le proposte e le idee per il futuro della città”. Ecco, appunto. Iniziamo dal passato.