La pistola fuma o non fuma? E se anche fumasse davvero, Gianfranco Fini si dimetterà da presidente della Camera come ha chiesto in agosto il Pdl?

Sono queste le domande che nascono dopo la pubblicazione da parte di due quotidiani di Santo Domingo, il Listin Diario e el Nacional,  di un documento “privato e confidenziale” in cui Rudolph Francis, il ministro della giustizia del paradiso fiscale di Saint Lucia, spiega al suo premier che Giancarlo “Betto”  Tulliani è il titolare della Primtemps e della Timara, le due off shore che comprarono da Alleanza Nazionale l’appartamento dello scandalo, i 75 metri quadri adesso affittati a Montecarlo proprio a Tulliani.

I cronisti de Il Giornale che oggi l’hanno ripreso con grande evidenza (“Fini non ha detto la verità. Ecco la prova” titola a tutta pagina il quotidiano diretto da Vittorio Feltri), nel loro articolo lasciano ancora un margine di dubbio. Parlano di una “notizia-bomba innescata on line che, se confermata ufficialmente, è destinata a fare parecchi danni”.  E Tulliani, attraverso i suoi legali, smentisce categoricamente di essere lui il proprietario delle off-shore.

Ma è plausibile che il documento sia autentico. Anche se è decisamente inusuale che carte del genere, provenienti da un paese scelto dai trafficanti di droga e dagli evasori fiscali proprio per la sua proverbiale riservatezza, finiscano in mano alla stampa.  Pure la magistratura, quando invia rogatorie a Saint Lucia, ci mette almeno due anni per ottenere una risposta. Viene quindi da pensare che sempre il Giornale avesse ragione quando il 17 settembre scriveva che i nostri servizi segreti (che dipendono come noto da Palazzo Chigi) seguivano una pista che porta ai Caraibi”. Un’operazione degli 007 che, se davvero avvenuta, è assai più grave dell’episodio di nepotismo di cui è accusato il presidente della Camera. Utilizzare gli apparati di sicurezza per raccogliere prove per screditare gli avversari politici è infatti roba da repubblica delle Banane. Favorire i parenti, invece, è semplicemente la (brutta) regola in tutta la partitocrazia italiana.

Dal punto punto di vista politico è comunque  molto improbabile che si arrivi alle dimissioni di Fini. La lettera di Saint Lucia infatti non dimostra che il leader di Futuro e Libertà abbia mentito. Perché paradossalmente a dare una mano al presidente della Camera sono state le dichiarazioni di uno dei suoi grandi accusatori. L’ex fidanzato di Elisabetta Tulliani, Luciano Gaucci, a lungo latitante proprio a Santo Domingo.

Gaucci ha raccontato alla stampa che il giovane Tulliani, quando era vice-presidente della Viterbese, era solito rubare parte del denaro da lui stanziato per finanziare gli ultras della curva. Una circostanza confermata da molti testimoni.  Anche dall’ex leader della tifoseria locale Luciano Matteucci che ha sostenuto: «Non solo faceva la spia, ma Betto si intascava pure i soldi destinati agli ultras. Un giorno del ’99 Gaucci ci disse che ci avrebbe aumentato lo “stipendio” che regolarmente ci veniva corrisposto tramite Tulliani. Ma quando annunciò che da un milione e mezzo passava a due milioni, restammo a bocca aperta e rispondemmo che non volevamo più soldi. Nella sala scese il gelo, e Gaucci che era un gran signore disse: “Ah, sì… mi sono sbagliato. Passerete a un milione”. Avevamo capito che tipo di persone aveva vicino il povero presidente Gaucci?»

Anche per questo Fini, seppur acciaccato, appare deciso a continuare ad andare avanti per la sua strada. L’immobile di Montecarlo è stato venduto decisamente sotto costo. Trecentomila euro per un appartamento che vale almeno quattro volte tanto sono pochissimi, è vero. E questo può legittimamente far ritenere che abbia voluto favorire il cognato, rendendosi protagonista di un episodio di nepotismo (in ballo infatti non ci sono soldi pubblici, ma i beni di un’associazione privata: An).

Ma è altrettanto vero che il documento di Saint Lucia non basta a provarlo. E non prova nemmeno che Fini non abbia detto la verità, come sostiene nel suo titolo di prima pagina, Il Giornale. Nelle sue otto risposte al Corriere della Sera Fini infatti afferma che fu proprio Giancarlo Tulliani a dirgli di aver trovato un acquirente. Che poi l’acquirente sia proprio Tulliani, allo stato, può dimostrare il raggiro. Ma solo ai danni di Fini che, proprio come Gaucci, si è fidato del fratello della sua fidanzata. La guerra all’interno del centro-destra insomma non si è chiusa oggi. E prima del 28 settembre, giorno del voto di fiducia all’esecutivo, riserverà altri colpi di scena. Tutti politicamente sanguinosi.