Ogni narrazione (che sia un racconto, un romanzo, un film, un telefilm, un fumetto, ecc.) si compone sempre di due elementi irrinunciabili: una storia e il mondo in cui la storia si svolge. Nonostante tutte le differenze legate al medium (parole scritte, immagini in movimento, illustrazioni, ecc.), perché l’atto del narrare cominci c’è sempre bisogno di un personaggio situato in un ambiente e di azioni attribuibili al personaggio (o di eventi da lui subiti) di cui si possa riferire. Ebbene, il personaggio e l’ambiente costituiscono ciò che chiameremo il mondo narrativo, mentre la concatenazione di eventi e azioni rappresenta la storia. Dunque:

Narrazione = Storia (eventi e azioni) + Mondo (personaggi e ambienti)

Se è facile comprendere perché una storia consista nella concatenazione logica e causale di eventi e azioni, meno intuitivo è forse capire perché personaggi e ambienti possano rientrare nella categoria comune di mondo. Ebbene, anticipando il contenuto di post futuri, possiamo già dire che sia l’ambiente sia i personaggi risultano “costruibili” con lo stesso metodo (“il metodo dei sette elementi generatori”). Per così dire, il mondo interno del personaggio riproduce in scala il più vasto mondo esterno (fisico, sociale, culturale, morale, religioso, linguistico, cronologico, ecc.) e pertanto risultano accomunabili entrambi all’interno dello stesso ambito.

Le possibilità di interazione tra i due elementi sono innumerevoli. Tuttavia, a uno sguardo più attento, non risultano equamente distribuite: tra storie e mondi, infatti, sembra sussistere una sproporzione numerica. Mentre le storie rimangono fisse nel tempo, i mondi, proprio grazie al tempo, cambiano e si rinnovano, aumentando vertiginosamente di numero. Se le storie sembrano ridursi a una serie conclusa di trame di base, che possono essere modificate dagli autori in maniera soltanto marginale, la possibilità di creare personaggi ma soprattutto di descrivere ambienti sempre nuovi appare invece inesauribile, in quanto legata al susseguirsi delle trasformazioni fisiche, culturali, sociali, economiche, scientifiche e politiche. I mondi si estendono nel passato, nel presente e nel futuro, moltiplicandosi in maniera esponenziale. Senza contare poi i mondi fantastici, la cui genesi ha come unico vincolo appunto la fantasia umana. Di conseguenza, sembra lecito poter affermare che a un numero finito di storie corrisponde un numero infinito di mondi.

Un simile sbilanciamento fa sì che il mondo acquisti, nel gioco combinatorio della narrazione, un’importanza maggiore rispetto alla storia. Se le storie sono un numero finito, mentre i mondi sono virtualmente illimitati, sarà soprattutto variando questi ultimi che si potranno ottenere dei risultati associativi nuovi. Eppure, a fronte di un’abbondante messe di studi su come strutturare e articolare una storia, mancano riflessioni teoriche e in particolar modo metodologiche su come costruire mondi narrativi verosimili innovativi e originali. Il primo manuale specificatamente dedicato all’argomento è stato scritto solo nel 2006 da Davide Pinardi e dal sottoscritto (Il mondo narrativo – Come costruire e come presentare gli ambienti e i personaggi di una storia, Lindau Editore). Proprio da lì, dunque, partiremo per la discussione nei prossimi post.