Oggi abbiamo presentato alla stampa, a Strasburgo, la dichiarazione scritta n. 59, meglio nota come “Parlamento Pulito”: l’iniziativa che mira a rendere ineleggibili in Europa i condannati per reati gravissimi come la corruzione, i reati contro la Pubblica Amministrazione, l’incitamento al razzismo e i reati legati alla collusione con la criminalità organizzata e il terrorismo. Basterebbe un solo emendamento che introduca come condizione per la candidabilità l’assenza di condanne penali, anche non passate in giudicato, per restituire un minimo di credibilità ed autorità morale al Parlamento Europeo. Almeno a quello.

La dichiarazione “Parlamento Pulito” è stata firmata, oltre che dalla sottoscritta, dal magistrato francese anticorruzione Eva Joly e dagli italiani Rita Borsellino e Rosario Crocetta; un sentimento comune che si è trasformato in un atto concreto assolutamente trasversale ai gruppi parlamentari, dall’ Alde, ai Verdi ad Sd. Oggi alla conferenza stampa era accanto a me Oriol Junqueras, eurodeputato spagnolo dei Verdi, sensibile ai problemi italiani e che ha recentemente promosso l’iniziativa dei giovani italo-spagnoli di Barcellona chiamata “Lo Sbarco”, una nave dei diritti dalla città catalana a Genova.

Come ricorderete, Parlamento Europeo Pulito è figlia di quella italiana che portò l’otto settembre 2007 centinaia di migliaia di cittadini a firmare per chiedere un radicale “repulisti” del Parlamento Italiano dagli impresentabili condannati per ogni varietà di reato. Una ventina di diversamente onesti o concordemente disonesti condannati in via definitiva, nonché una serie interminabile di condannati in primo e secondo grado. Tralasciando il caso patologico e cronico del premier Berlusconi, pluriinquisito e pluriprescritto, due su tutti vanno ricordati e celebrati Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia e condannato in secondo grado a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e Salvatore Cuffaro condannato anch’egli in secondo grado a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia e tutt’ora sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa; i pm hanno chiesto per lui 10 anni di reclusione. Tutti e due vivono oggi sereni e senatori.

Per le cariche di pubblica utilità la condanna definitiva rappresenta una causa di incompatibilità. Giustamente ritengo, visto che chi si occupa della cosa pubblica deve farlo con le mani pulite perché deve curare l’interesse collettivo. Questo però non vale finora per i politici. Il paradosso è che un funzionario del Parlamento europeo o lo stesso assistente di un eurodeputato presenta il casellario giudiziale e questo rappresenta uno dei requisiti fondamentali per svolgere queste attività. Un deputato, un senatore o un europarlamentare, no; anzi, più condanne penali colleziona più è concreta la possibilità di una sfavillante carriera politica.

E noi italiani in Europa abbiamo subito messo le mani avanti riuscendo a farci riconoscere prima ancora di varcare l’ingresso del Parlamento: senza vergogna i partiti nostrani hanno spedito a Bruxelles Aldo Patriciello (Pdl), condannato per finanziamento illecito e di recente condannato anche per abuso d’ufficio ad un anno e 6 mesi, Vito Bonsignore (Pdl), addirittura vicepresidente Ppe, condannato per due anni per tentata corruzione per l’appalto dell’ospedale di Asti; e Mario Borghezio, impresentabile leghista condannato per aver bruciato dei pagliericci all’interno dei quali dormivano degli immigrati.

Perchè ciò rimanga solo un brutto ricordo legato al passato recente, e almeno al Parlamento Europeo a rappresentare i cittadini comunitari ci siano politici quantomeno incensurati, in vista dell’elaborazione della relazione sulla riforma dell’Atto elettorale del 1976 di cui è relatore l’on. Duff, abbiamo promosso questa dichiarazione scritta che rappresenta il primo passo di una ben più ampia campagna, che mira a rendere per legge incandidabili i condannati per reati che sono incompatibili con la dignità del Parlamento Europeo. Il passo successivo sarà la presentazione di un emendamento proprio all’interno della relazione Duff, che verrà presentato dalla delegazione dell’Italia dei Valori.

La pacchia per i diversamenti onesti, almeno in Europa, sta per giungere al capolinea: chissà ora i partiti dove parcheggeranno i loro esponenti impresentabili e pregiudicati, ora che le porte dell’Europa per loro si chiuderanno per sempre. C’è bisogno però della nostra attenzione e della nostra vigilanza affinchè tutto ciò non venga affossato sul più bello.