Un neonato è ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina. Il bimbo è nato una settimana fa, in un altro ospedale, il “Papardo”, dopo una lite tra due medici. Il diverbio è legato a diversità di vedute sulla scelta tra parto naturale e taglio cesareo per la puerpera 24enne, Ivana Rigano, già in avanzata fase di travaglio. Due giorni fa la donna e il marito 34 anni, Nicola Mangraviti, hanno deciso di presentare una denuncia-querela ai carabinieri e il sostituto della procura, Anna Maria Arena, ha aperto un’inchiesta, al momento, contro ignoti. ”Nessuna lite in sala parto enessun nuovo caso di malasanità”, afferma la direzione dell’azienda ospedaliera Papardo-Piemonte di Messina che in una nota “smentisce categoricamente. Si è diffusa dopo i fatti verificatisi nel mese scorso al Policlinico”.

Il secondo caso a Messina in meno di un mese. Il 26 agosto scorso, Laura Salpietro e Matteo Molonia rischiarono di perdere il proprio bimbino al Policlinico. Per una lite il parto era avvenuto dopo troppo tempo. Un ritardo fatale che aveva costretto i sanitari a procedere con il taglio cesareo e ad asportare l’utero alla neo-mamma. Il bambino, andato due volte in arresto cardiaco e con due ischemie cerebrali, è stato dimesso solo 3 giorni fa.

Pochi chilometri separano i due ospedali, luoghi della tragedia. ”Il bambino ha avuto una sofferenza post ischemica. Abbiamo proceduto con la ventilazione e l’abbiamo sedato e intubato ed è in coma farmacologico”. A dirlo è il professor Ignazio Barberi, direttore dell’unità operativa di terapia intensiva neonatale del Policlinico di Messina, a proposito del neonato trasferito dal Papardo. “Il bambino – spiega Barberi – ha sofferto perché gli è mancato l’ossigeno ed è andato in asfissia. Al momento le condizioni sono serie ma in netto miglioramento, qualcosa di più preciso si potrà dire tra una settimana”.

Intanto sono state già acquisite dai carabinieri le cartelle cliniche del neonato. Nato di oltre 4 chili è intubato e tenuto in coma farmacologico, nella Terapia intensiva neonatale del Policlinico dov’è stato trasferito d’urgenza subito dopo il parto naturale al Papardo. Proprio per le sue dimensioni il piccolo sarebbe rimasto incastrato, al momento di venire al mondo, e quei secondi di mancanza di ossigenazione avrebbero creato lesioni cerebrali, ma anche agli arti. Il parto è avvenuto dopo molte ore di travaglio della 24enne.

La puerpera, alla sua prima gravidanza, era in attesa del taglio cesareo deciso dal ginecologo Rosario Pino quando sarebbe intervenuto il primario Francesco Abate ed il suo aiuto Saverio Eposito che avrebbero addirittura strappato i moduli del consenso già firmato dai genitori ordinando che si procedesse invece col parto naturale. I familiari di Ivana Rigano hanno reagito aggredendo il primario. La donna ha poi potuto partorire soltanto 4 ore dopo. Quando i familiari si sono resi conto delle sue gravi condizioni si sarebbero scagliati contro il ginecologo Rosario Pino, accusandolo di aver ritardato il parto.

A seguito di quanto accaduto, la Fesmed (federazione dei medici dirigenti) chiede urgentemente un incontro con il ministro della Salute prof. Ferruccio Fazio. “La situazione rischia di sfociare in una psicosi collettiva, tale da far considerare i medici come i responsabili di ogni evento avverso che si possa verificare durante il parto e la gravidanza più in generale”. In particolare “il recente episodio di aggressione fisica nei confronti del ginecologo di Messina, da parte del marito di una donna che aveva partorito da pochi giorni – secondo la Fesmed – rappresenta la spia di una situazione che richiede degli interventi immediati, al fine di ristabilire una corretta dinamica nei rapporti fra medico e paziente”.

“Allibito e scioccato”. Così si dice Ignazio Marino, senatore del Pd e Presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. In una nota Marino fa sapere di avere avviato “un’ulteriore istruttoria attraverso i carabinieri appartenenti al nucleo Nas: i documenti che ne deriveranno andranno ad aggiungersi agli atti acquisiti dopo le tragiche vicende del Policlinico di Messina e di Policoro, Piove di Sacco e Reggio Emilia”.