Non bastava lo yankee Foreign Policy a sbranare il reame stivaliforme di Silvio, bollandolo con un impietoso appellativo (L’Italia di Berlusconi è un bordello), omettendo ingiustamente che, ad esempio, Bondi e Bonaiuti sono mossi da sincero amore.

Altri monatti, e sempre non autoctoni italici, si sono uniformati allo Zeitgeist estero anti-silviano (meno male, però, che esistono grandi amici come Vladimir e Mu’ammar) e si sono cimentati a scampanellare attorno al nostro premier, cantando “in maledicto” del povero arcorese del consiglio e sciorinando una fluviale imprecazione facilmente comprensibile anche ai meno esperti degli slang british.

Il bestemmione roboante è stato recitato durante il proprio tour in Italia dalla band pop rock Placebo, già resasi nota nel baraccone sanremese nel 2001, quando Brian Molko, il frontman del gruppo, concluse la sua esibizione sfracellando a terra la propria Fender imbizzarrita e scatenando le ire della Carrà, all’epoca nume tutelare del festival, e di Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale del Corriere della Sera. I due forse non sapevano che quella curiosa trovata era una specie di rito sacro celebrato spesso dal gotha del rock, al punto che Fegiz recensì con queste abbarbaglianti parole il gesto di Molko: “Ma non c’è stato proprio nessuno della security che abbia pensato d’intervenire e prendere a calci in culo Molko?”.

Il leader dei Placebo non si è fatto intimorire dalle sferzanti parole dell’autorevolissimo Fegiz ed è tornato alla ribalta dopo quasi dieci anni, più cattivo che mai, rinverdendo i vecchi fasti ribelli durante la recente tourneè italiana estiva. Ed ecco qui, nel bel mezzo del brano “Soulmate”, che la polvere pirica riprende fuoco con un ruggente e poderoso anatema, che, al contrario di quello intonato dai Litfiba in Sicilia e scatenante le ire dell’assessore Eusebio Dalì, è passato in cavalleria tra i media nazionali e tra le parrocchie pidielline: “So fuck Berlusconi, fuck his motherfucking playmates and his lies“. Che sarebbe: blabla a Berlusconi, blabla ai suoi fott… compagni di merende (altra interpretazione: amichette desnude) e alle sue bugie.

Blasfemia allo stato puro, che, se fosse arrivata ai padiglioni grandi e sensibili del nostro presidente, avrebbe guatato crudelmente il suo nobile cuore.

In questo filmato è riportato uno stralcio della diretta del concerto di Lucca, trasmessa da RadioDue il 27 luglio con la conduzione di Gerardo Panno il quale, a conclusione della digressione fuckeggiante di Molko, ha tentato di occultare la magagna dell’esotico insufflato d’odio, sdilinquendosi in un peana imbarazzato dell’esibizione del gruppo e arrabattandosi con evidente difficoltà, come un goffo funambolo su una corda tesa su un precipizio.

Ma tutto è bene quel che finisce bene. L’avventata trovata della band è stata ignorata praticamente da tutti: da Luzzatto Fegiz, febbrilmente preso dal suo forum e dalle sue disquisizioni su X-Factor e sulla Tatangelo, fino al ligio Minzo, affaccendato invece in profonde questioni spirituali.

Insomma, la rock-bestemmia è abortita sul nascere. Defunta e sepolta. 

Che la terra italiota le sia lieve.

Riposi in placebo.

Amen.

Grazie a Massimo Usai per la segnalazione.