Quando sono stata alla festa del Fatto Quotidiano, ho avuto un momento di allegria politica. Ne scrivo adesso. Prima ho celebrato il seguente lutto: quel momento di allegria politica è rimasto l’unico, da domenica scorsa a oggi, che è di nuovo domenica. Domenica scorsa: la Versiliana. Nel parco, un sole obliquo ma rovente. Io seduta in prima fila. Il teatro all’aperto gremito di folla. Folla fuori a premere educatamente contro le transenne. Sul palco: Antonio Di Pietro, che strizzava gli occhi per la luce, come un talpone appena estratto dal letargo, finché non gli hanno portato un cappellino. Sul palco: l’imperturbabile Travaglio, il simpatico Claudio Fava, Fabio Granata, un po’ orsetto, sorridente, lontano dall’iconografia del macho destro, un magistrato del pool di Milano… Si parlava di organizzare una gigantesca battaglia contro la corruzione. Di Pietro e Granata si sono presi la responsabilità di portare e sostenere in Parlamento la proposta di legge pubblicata da Il Fatto. Per un Parlamento pulito eccetera eccetera… adesso non la faccio lunga tanto la conoscete. Prendevo appunti.

“Rompere il patto fra corruttore e corrotto”, “è un matrimonio di interesse, come tale funziona troppo bene”. Facciamoli divorziare. Anagrafe patrimoniale per tutti gli eletti. Un outing obbligatorio sul piano dell’onestà. La collusione con la mafia riguarda tutto l’arco politico… cose così. Cose che sapevo. Allora, perché l’allegria, vi starete chiedendo. Ecco, provo a spiegare: mi è parsa per un attimo possibile, addirittura probabile, una battaglia comune trasversale che spazzasse via tutti i disonesti. La disonestà. L’insincerità. L’assenza di spirito di servizio. L’avidità. L’egoismo ignorante. Il cinismo. Una grande battaglia ideale. Le persone per bene, armate di principi condivisi, come un’onda anomala, dalla forza dirompente , che si riversa sui pigmei del potere, quegli omuncoli sempre dietro a far mercato di tutto, dalle loro cariche alle tette delle donne in vendita…

Ho sentito il gusto di categorie nuove, di una nuova contrapposizione, nuova e antichissima: i buoni contro i cattivi. Ho visto un esercito che comprendeva adolescenti massimalisti e vecchi stanchi di sporcizia, donne decise a riscattare i loro corpi e i corpi delle loro figlie, illusi e delusi, politici stanchi di vergognarsi per la cattiva compagnia, realisti stanchi di non sognare e sognatori decisi a svegliarsi una volta per tutte, orfani di una sinistra decente e vedovi di una destra smascherata finalmente, giovani pronti a prendersi la responsabilità del cambiamento e adulti determinati a non scaricarle… ciascuno pronto a lavorare innanzitutto su sé stesso e poi con gli altri.

È stato un momento di allegria politica.

Una rêverie. Dal giorno dopo, ho ricominciato a leggere i giornali…