L’intervista al Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky pubblicata oggi da Il Fatto e’una delle cose piu’belle ed interessanti che abbia letto negli ultimi tempi.

Memorabile e’ il commento sul famoso slogan del “governo che non mette le mani in tasca agli italiani”. Zagrebelsky lo ritiene “di una volgarità senza pari perché sottintende l’idea che uno Stato che chiede ai cittadini di partecipare alle spese pubbliche sia un ladro sempre e comunque” e, ovviamente, ha (in teoria) perfettamente ragione.

Ho pagato imposte nel Regno Unito, negli USA, in Italia ed ora le pago (felicemente) in Canada.

In Italia negli anni’80 sono sempre stato retribuito in nero, pensate che per pagare le tasse per la prima volta dovetti andare a lavorare in un fast food a Londra. Sono stato anche un contribuente americano, italiano ed attualmente, da cittadino canadese, pago le tasse ad Ottawa.

Mentre leggevo l’intervista di Travaglio pensavo: ma perche’odiavo ed odio così tanto il fisco italiano? E perché pago allegramente anche il 43,7% qui in British Columbia?

I motivi sono numerosi. Per esempio perché se vado a credito il fisco canadese mi rimborsa in 10 giorni con un bonifico sul conto corrente, perché vedo come vengono trattati i miei clienti che evadono (blocco immediato del deposito titoli, prima paghi e poi si discute) o forse perché qui in Canada non sanno cosa significhi la parola “condono” e ridono quando parlo di “scudi fiscali”.

Poi la memoria è tornata ad una calda estate italiana, l’estate del 1992. Il regime di Craxi era alla frutta, la lira era sotto pressione nello SME, i conti pubblici stavano per saltare e qualcuno doveva pagare per le ruberie del Caf. I miei genitori, insegnanti e con tre figli, avevano appena venduto l’appartamento dove abitavamo. Era un appartamento che non era stato acquistato alla Scajola o afftittato alla Tulliani. L’avevano pagato con un mutuo ventennale. Purtroppo però non avevano conti off-shore e David Mills non era il loro avvocato.

Dovevano acquistare una nuova abitazione nel giro di pochi giorni e, ad un conto corrente che non era mai stato così pingue, venne applicato il famigerato 6 per mille il 9 luglio 1992: un vero e proprio furto di Stato.

Lo definirono un “prelievo forzoso” (all’epoca avevano ancora poca dimestichezza con l’inglese maccheronico-padano della “social card”) ed agirono di notte, proprio come i topi d’appartamento.

Giuliano Amato nella notte del 9 luglio 1992 non mise forse le mani in tasca ai miei genitori?

In uno Stato che è feroce solo con dipendenti e pensionati, che applica “prelievi forzosi”, che tassa la rendita finanziaria al 12.5%, il lavoro al 40% e gli evasori al 5% (una tantum) non è eticamente corretto evitare, eludere e perfino evadere le imposte?