Nichi Vendola insiste a chiedere le primarie del centrosinistra pensando, legittimamente visti i sondaggi, di vincerle. E allora farebbe bene a studiarsi un caso piccolo piccolo ma di grande significato politico che si è verificato nel cuore del potere democratico, in quella Toscana “rossa” cresciuta a pane e Coop, dove Psichiatria Democratica – come Telese ha ribattezzato il Pd – si è data molto da fare.

Il caso è quello del comune di Gavorrano in provincia di Grosseto, storica zona mineraria – c’è il Parco Minerario Naturalistico – meno di 9 mila abitanti governati prima dal Pci, poi dai Ds e ora dal Pd. Alle ultime elezioni, nel giugno del 2009, l’alleanza di centrosinistra si è imposta con il 55% dei voti nonostante un 15% andato a una lista di sinistra “Gavorrano libera”. Come tradizione il Pd aveva scelto le primarie per decidere il proprio candidato-sindaco. Solo che, in ossequio alle sue logiche nazionali, il partito di Bersani aveva presentato tre candidati contrapposti, due ex Ds e uno ex Margherita. E così, a sorpresa, a vincere le primarie è stato il quarto uomo, Massimo Borghi, ex Ds anche lui ma poi passato a Sinistra Democratica e oggi esponente di Sinistra e Libertà, il partito di Vendola. Borghi sorprende i litigiosi Pd e vince tranquillamente le elezioni comunali. E diventa sindaco. Ma con la sua giunta, blindata dal Pd, le cose non vanno granché bene.

Borghi mette in discussione qualche postazione di potere, con un Pd che lo osserva guardingo cerca di fare le cose da solo, ha un carattere un po’ irruento e si attira nuove antipatie. Fino a quando scoppia il casus belli. Il sindaco emana un’ordinanza che vieta ai locali pubblici di tenere i videopoker. Il Pd la giudica troppo drastica e il vicesindaco, Luca Gabrielli, lo contesta. Il sindaco gli toglie le deleghe e a quel punto il Pd insorge. E insorge nella forma più masochistica del mondo, togliendo la fiducia a Borghi e portando il Comune alle elezioni anticipate. Ma siccome a farsi male ci si può provare gusto anche questa procedura viene resa ancora più tortuosa. Alla fine di agosto viene annunciata la mozione di sfiducia in consiglio comunale, dove il Pd ha 10 consiglieri su 16. La mozione viene illustrata alla stampa prima di essere presentata in aula. Poi però, capendo che tutta questa vicenda gli ha tolto dei consensi e che i cittadini di Gavorrano non comprendono certi comportamenti – e forse temendo ripensamenti – il Pd decide di cambiare strategia e si presenta in Consiglio il 9 settembre con una lettera di dimissioni dei suoi consiglieri – 9 su 10 la firmano ma sono sufficienti – provocando lo scioglimento dell’assemblea comunale. Alla prefettura di Grosseto non resta quindi che inviare un Commissario che gestirà l’ordinaria amministrazione fino alla primavera del 2011 quando si voterà di nuovo.

Ovviamente, in casi come questi, ognuna delle parti accampa ragioni granitiche. Il Pd sostiene che Borghi ha avuto una gestione troppo personalistica, anch’egli in fondo ha minacciato di dimettersi se le sue misure non fossero passate, gli si contestano mancate bonifiche, assenza di interventi sul turismo e altre accuse.

Borghi dal canto suo si dice sconcertato, “mi hanno staccato la spina”. Stava preparando il consiglio comunale del 25 settembre che avrebbe dovuto votare la mozione di sfiducia – davanti ai cittadini – quando invece ha preso atto delle dimissioni dei consiglieri Pd le cui argomentazioni bolla come “assolutamente pretestuose”. Nei giorni scorsi ha fatto circolare, pubblicandola anche sul sito del Comune, una lettera-appello “alla serenità” in cui accusava il Pd di “aver perso il controllo dei nervi” e di essersi lasciato catturare da “astio, rancore, perdendo la lucidità di analisi”. E punta l’indice sulla questione cruciale: “L’errore più grave è quello di disconoscere il voto democratico”.
E infatti, alla fine della storia, quello che permette di incasellarla in un caso di Psichiatria Democratica è proprio questo sconfessare sé stessi, ferirsi in tutto il corpo per far male solo a un solo arto. Con quale credibilità il Pd tornerà al voto? E con quale credibilità darà vita di nuovo alle primarie – «stavolta saremo compatti» assicurano i suoi dirigenti -? Domande senza risposta e considerazioni amare. Come quella lasciata sul profilo Facebook di Massimo Borghi: «quando un sindaco, che come primo compito ha quello di essere il sindaco dei cittadini, sostiene una campagna contro i video Poker, e il Pd lo mette in minoranza … un cittadino si chiede..ma perchè Bersani parla male di Berlusconi?».