Ma chi può intimare a Valerio Onida di non partecipare alle primarie per candidarsi a sindaco di Milano? Sta succedendo qualcosa di incredibile sotto i cieli della politica milanese. Su ‘Affari Italiani’, quotidiano telematico organico al Pd, è comparso un editoriale che recita così: “E ora, in ricordo di Sarfatti, Onida si ritiri”.

Ricostruiamo. Prima dell’estate si candida apertamente a sindaco di Milano Giuliano Pisapia. E deve scompigliare un bel po’ di giochi, vista la reazione del Pd alla direzione provinciale. Una reazione un po’ imprudente e molto secca: Pisapia non sarà il candidato del partito, perché l’ha candidato la federazione della sinistra. In realtà Pisapia si è candidato da solo, incoraggiato da persone di varia identità; certo: tendenzialmente di sinistra. Così qualcuno commenta: speriamo di non finire come in Puglia. Poi, a ritorno dalle vacanze, si candida anche Stefano Boeri, architetto e urbanista di fama e di cultura cosmopolita. E io penso: toh, due belle candidature. Subito il Pd si affretta a dire che Boeri è il candidato del partito. Poi un gruppo di intellettuali e professionisti denominato “Milano riparte” tira fuori la candidatura di Valerio Onida, il quale accetta. E io dico: ma che bello, tre candidature a questo livello. Incredibile. Le altre volte abbiamo sofferto per convincere qualcuno, ci siamo quasi sempre arrivati per strade faticose, accordi di partito, richieste di garanzie da parte degli interessati, ecc. Stavolta in tre, tutti prestigiosi e senza chiedere nulla. Ma non è un segno di resurrezione? Però di nuovo Onida scompiglia qualcosa, e anche di più. Disturba i disegni di qualcuno. La voglia di affermare un potere di apparato.

D’improvviso la tragedia. Il colpo di sonno e la drammatica morte in auto di Riccardo Sarfatti, già antagonista di Formigoni nel 2005 e galantuomo della politica. Sarfatti tifava per Boeri. E alla sua commemorazione ufficiale alla festa del Pd questo viene ricordato e fatto pesare in un clima commosso senza troppe perifrasi. Da allora è un tam tam fino all’intimazione dell’editoriale su ‘Affari Italiani’: Onida si ritiri. E perchè mai, di grazia? Perché un giurista tra i più stimati e cristallini d’Italia, un ex presidente della Corte costituzionale che dopo avere smesso le sue funzioni non ha chiesto posti per sé ma è andato a fare volontariato a San Vittore, perché dovrebbe rinunciare? Per non turbare le primarie come qualcuno se le era immaginate? Sarfatti aveva le sue legittime preferenze, e d’altronde quella di Boeri è un’ottima candidatura, ma non si sarebbe mai sognato di dire a qualcuno di non candidarsi per imporre le proprie preferenze. Nè il suo ricordo, rispettoso e affettuoso, può pesare sulla libertà politica di nessuno, candidato o possibili elettori. E dunque perché gettare quest’aria di già vecchio, di insopportabilmente pesante, di prepotente, su una competizione che finalmente inorgoglisce il centrosinistra milanese? E fra l’altro: non si capisce che il primo a venire danneggiato da tanta mancanza di grazia democratica è proprio Stefano Boeri, che viene trascinato in logiche che davvero, e lo dico conoscendolo bene, non gli appartengono? Di più: non si capisce che alla fine una pretesa del genere sarà un boomerang ciclonico per il Pd?

Ma infine mi resta una curiosità. Quell’editoriale è senza firma. Classicamente. Chi lo ha scritto? E chi lo ha sollecitato? Non si è avuto il coraggio di metterci la firma la prima volta. E politicamente è grave. Ma ora qualcuno dica “sono stato io”. Io a scriverlo, io a chiederlo. E in nome di che. Altro che “ora Onida si ritiri”.