All’insegna delle novità introdotte dalla riforma, ha inizio oggi il terzo anno scolastico dell’era Gelmini. Ma la ripresa delle lezioni segue un week-end di proteste in tutta Italia, e sulla questione si riaccendono i toni dello scontro politico. Il mondo della scuola è sceso in piazza sabato a Milano, dove tensioni e malumori hanno accompagnato l’assegnazione delle cattedre. Ieri, invece, in migliaia hanno bloccato treni e traghetti su entrambe le sponde dello Stretto di Messina. Sull’iniziativa, intitolata ‘Invadiamo lo Stretto: un ponte per la scuola’, sono piovute venticinque denunce della Questura messinese per reati contro l’ordine pubblico, e molte persone sono state identificate. “È solo l’inizio”, hanno risposto i manifestanti. Il 18 settembre, infatti, sarà la volta di Palermo. E già oggi molte città assisteranno alle mobilitazioni annunciate da Rete degli studenti e Unione studenti, che nella capitale danno appuntamento per un sit-in oggi pomeriggio davanti al ministero. Tutti in marcia dunque, verso la grande mobilitazione dell’autunno.

Ma le contestazioni di precari e opposizione non hanno impedito al ministro Mariastella Gelmini di definire l’inizio di quest’anno “una giornata storica”. Agli allarmi della piazza il ministro ha opposto le novità che ridisegnano l’offerta formativa, “all’insegna”, ha garantito, “di chiarezza e modernità”. Licei musicali e coreutici, tra le principali novità, partono al completo. Molti iscritti anche nel settore tecnologico degli Istituti tecnici e in quelli professionali, rilanciati, spiegano dal ministero, per rispondere alla crisi e all’emergenza tecnico-scientifica evidenziata dal sistema produttivo. Nei Licei aumentano le ore di matematica, fisica e scienze, per seguire le indicazioni del’Ocse. Mentre nelle ore di Storia, Letteratura e Filosofia ci si dedicherà più tempo al ‘900.

In tutta la scuola superiore diventa obbligatoria la lingua straniera per l’intero corso di studi. E per allinearci agli altri Paesi Europei, durante l’ultimo anno una materia sarà insegnata in inglese. La riforma porta con sé anche nuove tecnologie. Da oggi l’entrata e l’uscita da scuola verranno registrate con un badge personale già distribuito agli studenti. E cinquanta assenze assicureranno la bocciatura. Entro la fine dell’anno, invece, quarantamila aule saranno dotate di una Lim (Lavagna interattiva multimediale), e dall’anno successivo saranno obbligatori i libri digitali. Anche internet farà la sua parte. I genitori potranno verificare pagelle, presenze, e prenotare i colloqui con i docenti.

Al netto dei tagli, assicura chi contesta la riforma, le novità di quest’anno sono ben altre. Saranno più di ventimila i precari senza lavoro. E molti denunciano che “per lo Stato il precariato è un affare. “La maggior parte dei contratti a tempo determinato”, racconta Emanuele, docente precario a Milano, durante la manifestazione, “non coprono i mesi estivi. Così”, spiega, “ogni sei anni ne perdi uno di contributi”. E continua: “In Lombardia, per un patto tra Miur e Regione, c’è addirittura chi lavora senza contratto per trentasei ore a settimana”. E il compenso? “E’ il sussidio di disoccupazione più una misera integrazione regionale”, conclude Emanuele.

Alla rabbia dei precari fa eco quella di molti genitori, che parlano dei ‘contributi volontari’ versati alle scuole in bolletta, del sovraffollamento delle classi, della riduzione delle ore di sostegno ai figli disabili. Insomma, piazza e palazzo, ancora una volta, raccontano realtà molto diverse. O no? A ben guardare, viene proprio dal ministero la mappa dei dodicimila edifici scolastici con gravi criticità strutturali. Il documento, scoperto e diffuso dal Codacons, individuava, già nel settembre scorso, le sedi in cui andava ridotto per decreto interministeriale il numero di alunni per classe. Ad un anno di distanza, tutto fermo. Le scuole sono sempre più fatiscenti – si legge nella nota del Codacons – e in alcuni istituti si superano i trentacinque alunni per classe. “In caso di incidenti”, spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons, “riterremo responsabile il ministro in persona”.

“Nessun problema”, ironizzava un genitore durante il corteo a Milano, “i muri delle scuole li fissiamo alle lavagne multimediali”.