Mentre a Gubbio la pattuglia azzurra si addestra alla scuola di formazione del Pdl, Gianfranco Fini lancia avvertimenti al Cavaliere. E lo fa da Ottawa durante il G8 dei presidenti della Camera. La politica italiana ormai si diffonde come un blob impazziato sullo scenario internazionale. Prima è toccato a Berlusconi dalla Russia, ora al leader di Futuro e Libertà dal Canada.

Messaggi in codice, neanche tanto difficili da decifrare. Ieri il premier ha rilanciato lo strappo politico, lasciando di sorpresa anche i suoi colonnelli che, rimasti in patria, per tutto il giorno si sono sfiancati in generose aperture ai finiani. Oggi l’avvertimento è giunto dal capo dei frondisti del Pdl. “In Italia l’orizzonte è sempre molto stretto”, ha detto Fini riposiziando per l’ennesima volta un arrocco che nell’attuale partita politica ha un significato ben preciso: sul fronte dei numeri in parlamento Berlusconi non dorma sonni tranquilli, soprattutto dopo i missili russi sull’ “aziendina” che il presidente della Camera (“professionista della politica”) vorrebbe costruirsi perdendo di vista il quadro generale. Del resto, il Cavaliere ha fatto cadere altri sassi inaspettati (magistratura, democrazia, voto popolare) nello stagno di una platea internazionale invitata per discutere di democrazia internazionale e non dei soliti pantani italiani.

Insomma, l’uscita del premier ha riacceso le polveri del confronto che sembrava incanalarsi verso una noiosa melina. Lui ha alzato la palla. Fini ha schiacciato portando l’attenzione sull’intervento di Berlusconi in parlamento. A fine settembre si attendono sue spiegazioni sull’attuale crisi di governo. Ecco però il primo paletto del presidente della Camera. “Non ha senso fare il discorso senza un voto”. Che parli di voto di fiducia non si comprende e del resto sarebbe procedura inusuale. Più credibile una mossa strategica che riporta sul tavolo del dibattitto l’abortita campagna acquisti del Cavaliere per richiamare dalla sua qualche tiepido finiano o certi scalpitanti impresentabili dell’Udc. Non a caso l’intervento successivo è stato annotato così dai cronisti: “Senza voto, il presidente del Consiglio che cosa cerca a fare il sostegno di 316 deputati?”.

Intanto, dalla festa del Pd a Torino è arrivata l’ennesima incongruenza di un centrosinistra ormai fuori rotta. A increspare le acque, questa volta ci ha pensato il vicepresidente del Senato, Ema Bonino. “Mi auguro – ha detto – che Fini riscopra il ruolo istituzionale di presidente della Camera”.