Indagato per bancarotta Paolo Biasi, il presidente della Fondazione Cariverona. Che, con una quota del 4,98%, è il principale azionista italiano di Unicredit. Al centro dell’inchiesta sono le vicende legate a una società abruzzese, la Bluterma, che faceva parte del gruppo Biasi ed è stata dichiarata fallita nel maggio 2008. I magistrati vogliono vederci chiaro sulle operazioni connesse con il fallimento e ipotizzano per Biasi, che della Bluterma è stato amministratore delegato, il reato di bancarotta preferenziale. In altre parole, avrebbe utilizzato i fondi della società, già ammessa alla procedura fallimentare, a favore di un’altra azienda del gruppo.

L’inchiesta parte dalla Procura di Teramo. Gli stabilimenti Bluterma, infatti, specializzati nella produzione di radiatori d’arredamento, avevano sede a Colonnella, un paese del teramano a confine tra le Marche e l’Abruzzo. L’azienda ha vissuto una pesante crisi, costellata da azioni di protesta e scioperi dei dipendenti e culminata nel fallimento e nella firma, agli inizi di giugno di due anni fa, della cassa integrazione a 12 mesi per i circa cento lavoratori.

I dubbi dei magistrati riguardano l’utilizzo dei fondi dell’azienda durante la fase fallimentare. A coordinare l’inchiesta è il sostituto procuratore Bruno Auriemma. La procura della Repubblica di Teramo ha da poco notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Paolo Biasi. Ma Biasi, è iscritto nel registro degli indagati dal maggio 2009.

Il magistrato, infatti, ha incaricato già nei mesi scorsi la Guardia di Finanza di Teramo di effettuare una serie di verifiche sulle operazioni finanziarie condotte a seguito del dichiarato fallimento. Verifiche che le Fiamme Gialle hanno chiuso già da tempo, inviando qualche mese fa una dettagliata informativa agli inquirenti. Le risultanze delle indagini hanno indotto il pm a ipotizzare l’accusa di bancarotta preferenziale. Questo reato presuppone che sia stato leso il principio della “par condicio” tra i creditori, ossia quella particolare forma concorsuale prevista nella procedura di fallimento a garanzia di tutti i creditori. Il sostituto procuratore ritiene, in sostanza, che Biasi, gestendo la tesoreria attraverso un accordo di “cash pooling” (ossia l’intesa tra società di uno stesso gruppo per affidare a un unico soggetto la gestione delle disponibilità finanziarie) abbia utilizzato fondi dell’azienda già in procedura concorsuale per effettuare investimenti in un’altra industria del gruppo di cui lui stesso era amministratore.