“Marcellona ci ha lasciati”, si legge sul sito del Mit-Movimento Identità Transessuale listato a lutto. “Non è facile annunciare la perdita di una grande persona e non è semplice comunicare il vuoto che lascia. (…) Il Mit, il Movimento Glbt, la politica e la cultura tutta perdono oggi una loro parte importante”.

Marcella Di Folco è morta oggi, in un hospice del bolognese, a 67 anni. Nata all’anagrafe di Roma come Marcello, è stata attivista storica del movimento trans (prima trans al mondo a essere eletta – era il 1995 – in un Consiglio comunale, oltre che presidente del Mit di Bologna dal 1988, anno di fondazione, a oggi, e vicepresidente dell’Osservatorio Nazionale per l’Identità di Genere). La sua attività politica è sempre stata all’insegna di dignità e diritti da riconoscere a tutti, trans e non, indistintamente. Era in piazza alla fine degli anni Settanta, tra le fila del Movimento italiano transessuali, per una legge che autorizzasse la rettifica dei dati anagrafici per chi cambiava sesso (legge poi approvata, nell’aprile del 1982), così come, dai banchi di consigliere comunale a Bologna, negli anni Novanta, si è battuta per donne, immigrati, anziani, per il diritto alla casa.

Il suo volto fu notato, quasi per caso, da Federico Fellini sul set di Satyricon: «Io dovevo consegnare una lettera – raccontava lei – lui stava girando il suo primo film e, all’improvviso, mi disse: “Dove stai andando tu? Torna subito qui…”». E, così, quasi una folgorazione (ben raccontata dal recentissimo film documentario Felliniana di Luki Massa e di Simone Cangelosi). Scritturata in alcuni dei film più importanti del Maestro, da Satyricon a La Città delle donne, è stata il Principe che in Amarcord si sente dire, da Magali Noël, nella scena del Grand Hotel, il famoso: “Gradisca…”. E poi ci furono i film con Rossellini, Elio Petri.

Aveva 37 anni quando decise di cambiare sesso. Volò a Casablanca, nel 1980, «fra le braccia della mitica infermiera Batoulle», per operarsi. «E il mio consiglio – diceva ancora oggi alle tante e tanti che si rivolgono al Mit per iniziare la loro transizione – è sempre lo stesso: devi essere tu a volerlo, non farti obbligare. Dal fidanzato come dall’anagrafe».

«Non sei Maschio. Non sei Femmina», amava spiegare. «Non sei quello che devi essere, quindi, non sei niente. In un mondo che ti annulla, trovare le parole per dirsi, per raccontarsi, a volte anche solo per dimostrare che esisti, è difficile». Oggi, forse, un po’ meno. Anche grazie a lei.

di Maddalena Oliva