Umberto Bossi insiste: “Meglio andare subito al voto”. All’indomani della riunione ad Arcore con il premier Silvio Berlusconi, il Senatùr non ha dubbi. “Più passa il tempo e peggio è – dice –. Bisogna uscire dal pantano”. Ma sulla data delle eventuali elezioni anticipate, che potrebbero vedere la Lega presente anche al Sud, il ministro delle Riforme non si sbilancia: ”Sapremo cosa fare dopo l’incontro con il Capo dello Stato”.

La visita a Giorgio Napolitano per chiedere le dimissioni del presidente della Camera è stata annunciata da Berlusconi e Bossi la notte scorsa, dopo il vertice nella villa del premier. Ma il Quirinale, oggi a mezzogiorno, ha fatto sapere che in mattinata non è pervenuta alcuna richiesta di incontro da parte di rappresentanti dell’esecutivo. Alle due lo stato maggiore del Pdl si è chiuso in riunione a palazzo Grazioli, per discutere della situazione che si è venuta a creare dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello: oltre al presidente del Consiglio sono presenti i ministri Franco Frattini, Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Angelino Alfano, Altero Matteoli e Elio Vito, i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, il coordinatore nazionale del partito, Denis Verdini, i capigruppo al Senato e alla Camera, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello e l’avvocato del premier Nicolò Ghedini.

Secondo Berlusconi e Bossi, il presidente della Camera non svolge correttamente il ruolo istituzionale che gli è stato affidato e per questo deve dimettersi: “Fini non è superpartes, la sua carica è incompatibile”, questa la formula condivisa durante il vertice ad Arcore. Il ministro delle Riforme, lasciando Villa San Martino, ha specificato che al Quirinale per chiedere il “licenziamento” di Fini non salirà un Governo dimissionario. “Vedremo dopo”, ha detto. Di certo “alla fine bisognerà andare alle elezioni. Fini si è tirato fuori dal partito di maggioranza. C’è la Lega  ma quando non ci sono i numeri cosa dobbiamo fare?”, ha detto Bossi. Esiste “la possibilità tecnica di andare alle urne prima di Natale” ma “è un po’ complesso”.

Durante l’incontro è stato quindi stabilito un piano d’azione su più punti condivisi. Primo dei quali il tentativo di spingere il presidente della Camera a lasciare l’incarico. Passaggio successivo dovrebbe essere un governo tecnico di transizione fino al voto anticipato. Le urne “il prima possibile” sono la condizione che la Lega ha posto con fermezza. Il passaggio al Colle è stato accettato dal Carroccio per prendere 24 ore di tempo in attesa del consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio in cui si decideranno le sorti del federalismo. E domani torna a riunirsi la Camera, l’8 settembre. Dalle parole di Bossi è evidente che sia la Lega a tenere in vita il Governo. E il preparatissimo ministro Roberto Calderoli, presente all’incontro, sa che Napolitano non può licenziare il presidente della Camera. A meno di una crisi di Governo.

La scelta di premier e senatùr di chiedere le dimissioni di Fini è condivisa, tanto da essere ufficializzata in un comunicato della presidenza: “Nel corso dell’incontro tenutosi questa sera ad Arcore, le dichiarazioni  Gianfranco Fini sono state unanimemente giudicate inaccettabili. Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera. Il presidente Berlusconi e il ministro Bossi – viene aggiunto – nei prossimi giorni chiederanno di incontare il presidente della Repubblica per rappresentargli la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni”.

A stretto giro la replica del finiano Italo Bocchino, che definisce la richiesta di dimissioni “politicamente inaccettabile”, considerandola una violazione della costituzione. “La decisione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del ministro per le riforme Umberto Bossi – sottolinea in una nota il capogruppo di Fli – di chiedere formalmente le dimissioni del presidente della Camera Gianfranco Fini è politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri”.

Il sottosegretario Paolo Bonaiuti spiega la posizione della presidenza del Consiglio. “In questa maniera viene istituzionalizzata la crisi, la si porta al più alto livello quale deve essere perché in questo momento indubbiamente è difficile anche muoversi in Parlamento con un presidente della Camera che si trova leader di uno schieramento completamente nuovo”.  Ammette che “è una situazione nuova con soluzioni inedite, non sappiamo quali sono ma che nel prosieguo della crisi si potranno capire più chiaramente”.