di Gianluca Arcopinto | 6 settembre 2010
Una brutta storia veneziana
Ma torniamo alla proiezione del film: uno con la mia esperienza festivaliera, avrebbe dovuto mettersi in fila almeno un quarto d’ora prima, per avere la certezza di entrare. Niente. Mi sono fatto distrarre dal viso di una persona con cui stavo parlando. Brutto vizio. Mi metto in fila, butta male, capisco che non riuscirò a entrare. Accanto a me c’è Emanuele (Nespeca), altro mio allievo di tempi più recenti, con cui cominciamo a studiare programmi alternativi. Quando tutto sembra perduto, arriva Francesca con un biglietto di quelli che hanno diritto di precedenza e mi dice di entrare. Oddio! Sono a metà di una fila che è una vera calca e l’unica possibilità di avviarmi verso l’ingresso è quella di scavalcare la transenna, che non sembra, ma è abbastanza alta. Malgrado la corsa e il calcio, io peso quasi novanta chili e l’agilità non è stata mai il mio forte. Ma il film lo voglio vedere. Mi avventuro nell’operazione di scavalcamento. In maniera assai goffa. Scavalca anche Emanuele, che non ha neanche il biglietto ma che Francesca esorta a farsi avanti comunque. Emanuele, sia detto per inciso, è più ciccione e più goffo di me. Regaliamo alla gente in fila, incazzata perché non riuscirà ad entrare, uno spettacolo pietoso. Mi vergogno come un ladro, non per la figura pietosa, ma perché alla fine riesco ad entrare, superando centinaia di persone.
Le luci si possono spegnere. La proiezione di Hai paura del buio di Massimo Coppola può iniziare. Buona visione a tutti. Tranne a quelli a cui sono passato ingiustamente avanti.




