Per lui la prospettiva di essere uno dei tanti giovani della “generazione mille euro” aveva il sapore di una condanna. Così Pietro Ceccuzzi, 32 anni, ricercatore dell’università dell’ Insubira di Varese ha detto basta. Perché restare in Italia a fare la fame da biologo? Meglio andare nella vicina Svizzera a lavorare come maestro in una scuola media per 3.000 franchi: una somma impensabile per un giovane professore italiano. Una svolta non cercata ma quasi caduta dal cielo dopo una chiacchierata con un ex collega di corso.

Pietro è un esperto di laghi. Come racconta oggi il quotidiano la Provincia di Varese, nel 2004 prende la laurea magistrale in biologia, per un anno riesce a strappare un contratto da precario per l’apertura di un laboratorio sull’allevamento dei pesci proprio all’Insubria, nel 2005 vince un dottorato che termina però nel 2008. Da lì, dopo qualche mese scoperto, se la caverà con un assegno di ricerca pagato con i fondi della Regione (sempre concentrato sul lago e sui persici in particolare), che scade nel mese di luglio. Ma Pietro sapeva già che non gli sarebbe stato rinnovato. Non è solo una questione di paga perché di euro Pietro non avrebbe visto nemmeno uno:”Se mi avessero detto che c’era un assegno per me l’avrei preso a occhi chiusi, domani mattina. L ‘ambiente era bellissimo, le persone fantastiche e il lavoro era proprio il mio. Sto male a doverlo piantare così, anche se andrò a fare una cosa che mi piace con prospettive di crescita e prenderò uno stipendio che da noi è impensabile».

Davanti alla realtà di non essere pagato, per Pietro comincia la ricerca di un posto di lavoro: “Era da marzo che stavo cercando ovunque – racconta alla Provincia di Varese – , ma i lavori che mi hanno proposto erano qualcosa di allucinante. Prima ho trovato posto in un’azienda di Bologna per andare in giro a vendere macchinari contro la cellulite. Lo stipendio era di 1.100 euro al mese senza rimborsi spese o benefit per vendere in una zona di mia competenza in Lombardia”. A questo punto il biologo dell’Insubria tenta l’opzione magazziniere, chiede a un supermercato: “Alla prima selezione c’erano 140 persone, due venivano apposta da Napoli. Siamo arrivati in fondo in due, all’ultimo colloquio il responsabile era sbalordito dal mio curriculum e mi ha consigliato di lasciar perdere».

Poi quell”informazione passata da una collega durante una conversazione. Una ex compagna di corso espatriata per insegnare in Svizzera, sa di un bando in una scuola media: servono maestri per un corso estivo di matematica: 1.200 franchi per 10 giorni di lezione, poi a settembre un posto per insegnante. “A pieno regime si arriva a circa 3 mila franchi. Ma non è solo questione di soldi. Tant’è che devo chiudere il progetto con l’università e ci lavorerò da non pagato fino in fondo, è questione di serietà”.