C’erano tre triangoli, in Europa. Uno marrone per gli zingari. Uno rosa per gli omosessuali. E uno giallo per gli ebrei. L’Europa è cambiata da allora, ma non completamente. E meno di tutti l’Italia. In questo paese e in questa Europa noi lottiamo.

Vignetta di Mauro Biani
Vignetta di Mauro Biani

L’orsacchiotto – quello del bel disegno di Mauro Biani – è un orsacchiotto qualunque, potrebbe essere del tuo fratellino o tuo di quand’eri piccolo o di qualsiasi altro bambino. Niente di complicato. Il triangolo su quel pezzo di stoffa, travolto come il giocattolo nel vento che ora soffia in Europa, invece ha una storia più complessa. E’ – come vedi – di colore marrone. Non è un colore qualunque ma scelto scientificamente, con tutta la scienza della civile Europa.

In Europa, a un certo punto, si decise che alcuni tipi di esseri umani non erano esseri umani veri e propri ma una specie di insetti, e andavano sterminati. Non fu un’idea di pochi fanatici (certo ci vollero anche questi, ma solo per cominciare) ma di milioni e milioni di persone perbene, ognuna colla sua brava Volkswagen e, se li avessero già inventati, col suo bravo bancomat e telefonino.

Questi uomini-insetti appartenevano a tre tipologie principali: gli ebrei; gli zingari; e gli omosessuali. E il triangolo? Ecco, il triangolo serviva a distinguerli fra di loro per stabilire ordinatamente quale doveva essere “normalizzato” prima e quale dopo. Così, un triangolo giallo caratterizzava gli ebrei (precedenza assoluta); uno rosa gli omosessuali; e uno marrone infine gli zingari, anch’essi da sottoporre appena possibile al trattamento finale.

Queste cose in Europa non succedono più, o almeno non più quanto prima. E’ quasi cessata la persecuzione contro gli ebrei (che hanno imparato a difendersi); è molto diminuita quella contro gli omosessuali (qua ormai se ne ammezzano non più di una dozzina all’anno); è rimasta abbastanza pesante quella contro gli zingari, che sono i più antipatici e comunque non vengono (in massa) uccisi più ma semplicemente rinchiusi.

Insomma, anche l’Europa perbene in tutti questi anni è migliorata. Ma la cultura di fondo è rimasta la stessa, e potrebbe risaltar fuori a ogni momento. Gli Heider, i Le Pen, i Bossi, non sono tanto più “strani” dei vecchi Hitler e Farinacci. Sono semplicemente una normale componente dell’Europa che può tornare a galla, e periodicamente torna, in qualsiasi momento.

Scriviamo questo per due precisi motivi. Primo – da osservatori politici quali siamo – per segnalare il più importante avvenimento politico di questo momento, e cioè la grande manifestazione pro-zingari di pochi giorni fa. Era stata indetta contro i provvedimenti gemelli di Sarkozy e Maroni, eppure a Parigi hanno partecipato centinaia di migliaia di cittadini e a Roma solo quattro o cinquecento.

Secondo – e soprattutto – per ricordarci che tutte queste belle storie “politiche” che stiamo vivendo (la vecchiaia di Berlusconi, i fronti “democratici”, le alleanze) si collocano in uno scenario ben preciso, quello di un paese in cui il dieci per cento della popolazione è tranquillamente deciso a sterminare prima o poi quelli che esso considera non-umani e il cinquanta per cento è abbastanza disposto, in questa o quella circostanza, a lasciarglielo fare.

Esageriamo? No, non dopo gli anni Trenta. Questo è già successo una volta, e può succedere ancora. Non è detto che la nostra crisi politica – poiché non siamo un paese del tutto civile – finisca tranquillamente come nei paesi civili. Potrebbe anche finire nella violenza e nel sangue, come in Jugoslavia o a Weimar; e dobbiamo essere preparati anche a questo.

La patologia fascistoide, che da noi è molto più presente che altrove, adesso s’intreccia sinistramente con l’ormai dilagante potere mafioso, col golpe Fiat, e con la presenza di un partito secessionista che ormai comanda diverse banche e regioni. Ognuna di queste componenti è in sé violenta, e completamente esterna a qualsiasi forma di democrazia. Difficile che l’incontro fra esse avvenga su un terreno democratico. Ciascuna di loro, e tutte insieme, vuole semplicemente prendere il potere.

Questo è un promemoria per tutti noi, e soprattutto per gli amici nuovi che abbiamo conosciuto quest’estate. E’ bello vedere i ragazzi che crescono, che pian piano – a volte con accelerazioni inspiegabili per chi non è del mestiere – scoprono le cose e che allegramente si organizzano, fervidi, invincibili, immortali. Bello ma al fondo non privo di uno stringimento di cuore.

Dove saranno questi ragazzi fra cinque anni? Li lasceranno vivere, li lasceranno volare? Che prove riserva loro questo paese? Avranno nemici terribili, questi ragazzi. Saranno abbastanza forti, abbastanza uniti?

Ecco, delle tecnologie parleremo un’altra volta; e così del percorso dei prossimi mesi, per Ucuntu, Lavori in corso e gli amici nuovi. Dovremo cambiare molto, per essere all’altezza. Ma prima la cosa importante è sapere con precisione dove siamo, in che terreno. E poi, solamente allora, fare le scelte.

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