Fuori – dal Pdl. Ma dentro – al governo e alle sue poltrone. Cacciato con metodi “stalinisti” dalla casa comune. Ma pronto a far camminare ancora il Titanic del Caimano con una “terza gamba”: quella di Futuro e Libertà, a metà del guado se partito o no, ma tant’è, i tempi della politica. Il Mirabello-day – pur con tutte le sue nobili e inevitabili staffilate al capo-padrone – in realtà conferma solo una domanda, buona per Fini ma anche per tanti altri-troppi: in Italia si può davvero mollare Berlusconi? Roba forse da scienziati degli uomini o solo di Dio.

Vedi il tormento irrisolto (ancora) del teologo Vito Mancuso – che orrore il conflitto d’interessi di B, come faccio a stare con Mondadori e con le leggine ad aziendam che condonano milioni alla ditta del Cavaliere? E però lì sta, in nutrita compagnia di liberi parlatori e pensatori, denunciatori di pubbliche oscenità e torquemada indefessi del pluralismo. Meno male, diciamo subito. Che il poter e il saper dire sono qualcosa. Di grande, talvolta. Ma il fare? Da Mondadori a Mediaset – “grande risorsa del paese” disse qualcuno – passando per giornali (rumors di nuovo shopping anche in terre impensabili), banche, assicurazioni, partecipazioni azionarie, qualche robina offshore, ma è la globalizzazione.

Il problema è quello della grande mangiatoia. Non solo di pane – lavoro – ma di interessi controllati, orientati. Di potere. Di cricche segrete o smaccate. Di posti a tavola promessi o elemosinati a suon di ricatti. Una piovra che da quel geniale 26 gennaio del ’94 della cassetta vhs – “L’Italia è il paese che amo” – non si è mai fatta infiocinare, ma ha allargato i propri tentacoli sulla roba. E sulle teste. Dove andrebbe il teologo nell’anno del signore 2010? Più facile in eremo che in un’altra case editrice, finora. Che è la stessa domanda: dove andrebbe Fini? Dove andrebbe con quel 4-5% con cui lo pesano anche gli ottimisti? “Mi hanno detto ‘aspetta, non avere fretta, sei più giovane’ … ma io credo che se vogliamo fare qualcosa per l’Italia e soprattutto per il popolo del centrodestra, la dobbiamo piantare con l’utilitarismo, con il calcolo del farmacista, con la logica dell’attendere domani e piuttosto di gettare il cuore oltre l’ostacolo” ha scandito domenica ispirato l’ex delfino di Almirante.

Il punto è che l’ostacolo sarà sempre più avanti di quanto il getto potrà arrivare. E Fini lo sa. E con calcolo non forse da farmacista ma da politico sì, aspetta. Quando l’ostacolo si leverà da solo di torno unico complice il tempo. Difficile immaginarsi spallate. Impossibile temerle dall’opposizione. Bello, ma forse illusorio, sperarle da quanti – vogliamo chiamarli società civile? – negli anni non hanno smesso di provarci. Resta la domanda: in Italia si può davvero mollare Berlusconi? Alla fine ha risposto sì solo Veronica. Salvo conguaglio, s’intende.