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Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 settembre 2010

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Processo breve: l’ultimo trucco di B.

Il processo breve non c’è più. Alla vigilia del discorso di Fini a Mirabello, il Cavaliere toglie dal tavolo dello scontro politico il contestato provvedimento ammazza processi e su suggerimento del Quirinale avvia la strada del confronto sul Lodo Alfano Costituzionale. Ma è solo apparenza: l’intenzione è di rilanciarlo con maggior forza, solo dopo che il fallimento di questa strada, però, sarà sotto gli occhi di tutti. Anche del presidente della Repubblica. E’ un Berlusconi tattico quello che ieri ha spazzato via dalla polemica politica il processo breve, fonte di “continui attacchi da parte della sinistra che l’ha fatto diventare uno scandalo – ha detto il Cavaliere – e l’ha messo al centro di una campagna ancora e sempre contro di me”. Ecco, dunque, l’intento: “Dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all’approvazione del Parlamento – ha spiegato il premier – non dovrebbe esserci alcun riferimento a questo cosiddetto processo breve, così accontento la sinistra. Comunque se non c’è la maggioranza si va al voto”. Il condizionale non è messo a caso. Perché, come hanno spiegato nei giorni scorsi Gasparri e Cicchitto, il processo breve è cardine fondamentale di quella grande riforma della giustizia inserita nei cinque punti (con la riforma tributaria, il federalismo fiscale, la sicurezza, l’immigrazione e il rilancio del Sud) su cui verrà chiesta la fiducia alle Camere. Ma l’importante, al momento, è gettare acqua sul fuoco. Berlusconi ha deciso di seguire le indicazioni suggerite da Napolitano ad Alfano (prima una leggina per riformulare il legittimo impedimento, poi richiesta di voti anche all’opposizione per il Lodo Alfano Costituzionale), ma non appena questo percorso dovesse rivelarsi fallimentare, a parere dei falchi Pdl “il Capo” non ci penserebbe un attimo a riesumare il processo breve, portarlo in aula e farlo approvare – come avvenuto al Senato – con la fiducia. Dunque Berlusconi al momento si deve accontentare di mantenere congelati i processi Mills e Mediaset, invece di farli morire senza verdetto di primo grado come accadrebbe (anche per altre decine di migliaia di procedimenti), con il processo breve. Il lodo Alfano costituzionale, a differenza di quello bocciato dalla Consulta il 7 ottobre scorso, avvolge il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, e i ministri che hanno preso il posto dei presidenti delle Camere. Ma in attesa di un privilegio costituzionale dall’iter parlamentare molto lungo, per tenere ibernati i procedimenti a suo carico (anche Mediatrade in udienza preliminare), il Cavaliere deve bloccare la Corte costituzionale che il 14 dicembre dovrà pronunciarsi sul ricorso dei giudici milanesi contro il legittimo impedimento. L’unico modo per prendere tempo è che alla Camera, per quel periodo, sia già in discussione una modifica dello scudo a tempo. Solo in quel caso la Consulta, come vuole la prassi istituzionale, sospenderebbe la decisione in attesa del Parlamento. E se dovesse essere approvato il legittimo impedimento “aggiustato”, alla Consulta non resterebbe che emettere un’ordinanza in cui dichiara l’inammissibilità del ricorso dei giudici di Milano per sopravvenuta modifica della legge. A quel punto i processi si riaprirebbero e si sospenderebbero di nuovo. O in virtù della nuova normativa o per una altro ricorso alla Corte. Sarebbe il quarto contro gli scudi ad personam che cambiano nome ma non la loro natura di salvacondotto per Berlusconi.

Di Antonella Mascali e Sara Nicoli

Dal Fatto Quotidiano del 5 Settembre 2010

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