Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 settembre 2010
Il Partito della Cicala
La Cicala propone la distribuzione gratuita fuori dalle scuole, dagli asili, dagli uffici pubblici, dagli ospedali, dalle università della stampa cosiddetta rosa: settimanali come Chi, (che come dice il Corradi è il diminutivo di Chi se ne frega), Cioè, Visto, Stop, Vip, Top, Vera, Vivo, Tutto di tutti, Star Diva, Di Più e, soprattutto, Di Più Tv.
Non di rado, infatti, si vede ancora qualcuno leggere un libro: sulle metropolitane, sugli autobus, sui mezzi pubblici. Questa gente va evangelizzata come fosse una gheddafina qualunque. Una domanda ci sorge spontanea: come mai accade questo? Perché sopravvivono zone franche di intelligenza e, in generale nel nostro Paese, anche se a macchia di leopardo (ne ho conosciuto uno io che non macchiava affatto), operano individui che si rifanno ancora a principi di efficienza e di legalità. Ma costoro, chi si credono di essere? Di fronte a questi casi estremi, la Cicala propone la visione coatta (coatta nel senso di forzata) di trasmissioni scritte, dirette e interpretate da tronisti, a ciclo continuo, auspicando che presto il Paese sia popolato quanto più possibile da cantanti, attori, nani e ballerine. Oddio, nani e ballerine già ce l’avemo. Ma non ci accontentiamo! Ne vogliamo di più!
La Cicala prende poi atto dell’inutilità del codice della strada e per evitare che in prossimità di incroci o marciapiedi sia rispettato il divieto di sosta, propone l’abolizione del codice della strada stesso caldeggiando, di converso, un aumento indiscriminato degli ausiliari del traffico.
Relativamente alla circolazione pedonale, la Cicala propugna altresì la distruzione immediata di tutti i tornelli, alla faccia di Brunetta. Brunetta che la Cicala suggerisce di legare ad un’asta di detti tornelli perché venga fatto ruotare in eterno. Per la legge del contrappasso.
E se qualcuno davanti a questo nostro programma si dovesse ribellare, la Cicala propone la pomodorata. Ma, al contrario delle usanze spagnole, da effettuarsi non con prodotti nostrani ma con pomodori di importazione: pomodori cinesi. Perché dove prima vigeva il pomodoro Pachino, ora trionfi il pomodoro Pechino. Possiamo azzerare l’Italia cominciando anche dal sugo!
Indi per cui, affondiamo questa zattera dove garrisce un mantello del Colonnello, dove sono aggrappati fasulli, bastardi senza gloria, ladri, ladruncoli, profittatori, bamboccioni, fannulloni, spie, costruttori di piscine bucate, sciacalli, ipocriti, servi, leccaculi, tatangele, carlucce, ballanti con le stelle e danzanti su ‘sta fava, tangentari, produttori di encefalogrammo piatto, tifosi beceri e ritardati, programmisti de ‘sta minchia.
Ricordate, “La Cicala” : per un affondamento veloce!
Comunicato n°2
di Enrico Montesano
Da IL Misfatto del 5 settembre 2010





