Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 5 settembre 2010
Il baratto finale visto da Labro e Mirabello
Berlusconi ai finiani: "Non rompete, vi candidiamo"
Non parla di questo, Fini, non entra nella polemica del giorno per giorno: la giustizia, le elezioni, il governo traballante. Ma a Bayrou che dal palco di Labro lo incoraggia, parlando del “coraggio di scegliere strade non battute”, risponde: “Ci sono dei momenti in cui si fa ciò che si ritiene giusto anche se ciò non coincide con ciò che può essere utile. La storia è piena di piccoli e grandi opportunismi”. E’ una risposta interlocutoria, arrivata alla fine di un discorso sul rispetto reciproco (“Non ci può essere la categoria del “nemico, ci può essere quella dell’avversario. Il termine nemico porta in sé il pericolo della distruzione”), e delle idealità, i valori di riferimento, che resistono anche al crollo delle ideologie e che diventano architrave dei movimenti politici. “La politica – attacca – non è propaganda”.
Parla di “futuro”, della “capacità di superare il presente”, e si confonde parlando “del nostr… del vostro movimento politico”. Il presente lo vede come una transizione. E la critica è dura: “Sono almeno due decenni che in Italia si parla di riforme senza mai realizzare nulla di quello che si ritiene indispensabile”. La compravendita dei deputati e senatori è argomento che non merita una parola, come nemmeno la micro-contestazione di Labro, con un signore che urla di dimettarsi.
A Mirabello il palco è pronto, imbellettato per accogliere quello che Fini non ha voluto esprimere da Rutelli. Girano voci, mezze parole su cosa dirà. Di certo ci sarà Elisabetta Tulliani, la compagna del Presidente della Camera, massacrata dalla campagna stampa di Libero e Il giornale. Un segnale.
Per Briguglio il “dado è tratto e non si può tornare indietro. E quello che ha detto Berlusconi riguardo al processo breve è una caduta di stile alla vigilia del discorso di un altro leader”. Insomma, l’obiettivo del premier è solo quello di distogliere l’attenzione. Non c’è sostanza, solo forma. E giù applausi. La platea è molto più decisa dei suoi big, vogliono uscire dal Pdl, trovare la loro indipendenza, riguadagnare un ideale politico non concentrato su un’unica esigenza. Tanto da inneggiare su un argomento tabù in questi anni come il “conflitto di interessi” legato al mondo dell’informazione. Magari anche aiutati dalla vicenda “casa di Montecarlo”.
Non tutti sono d’accordo con Briguglio. Non lo dicono apertamente, ma danno fondo a tutta la sapienza del linguaggio politico. A partire da Giuseppe Consolo, dato come tra i più in crisi, insieme a Katia Polidori e Souad Sbai: “Sono soddisfatto delle parole di Berlusconi, credo sia un’apertura importante che non va sottovalutata. Il partito? Non è il momento di parlarne, aspettiamo le parole di Fini da Mirabello”. Come lui, circa altri diecimila sono pronti ad ascoltare dal vivo. Nel Paese sono tutti in allerta, con campi incolti pronti ad accogliere centinaia di auto e riunioni su riunioni tra le forze dell’ordine per evitare incidenti o altro. Mentre ai fischi o alle contestazione, gli onorevoli Raisi e Bellotti hanno già pronto l’antidoto: hanno comprato centinaia di vuvuzela e pacchi di coriandoli. Della serie: vediamo chi disturba di più.
di Eduardo di Blasi e Alessandro Ferrucci da Il Fatto Quotidiano del 5 settembre 2010





