Gianfranco Fini dal palco di Mirabello è durissimo in apertura del suo discorso: “Quello della mia ”estromissione” dal Pdl è un atto, e non ho nessuna difficoltà a dirlo, che forse è stato ispirato a chi lo ha scritto, e so che non lo ha  scritto Berlusconi, da quel libro nero del comunismo che ci fu  consegnato quando demmo vita a alleanza nazionale perchè – continua il presidente della Camera –  soltanto dalle pagine del peggior stalinismo si può essere messi alla porta senza alcun contraddittorio e con motivazioni  che sono assolutamente ridicole”.

Per il futuro serve “un nuovo patto di legislatura che non sia un tavolo a due gambe, un accordo sancito con acquiescienza”, ha detto. “Dov’è finito quel punto del programma -domanda- dove si prevedeva l’abolizione delle province? E quello che riguardava la privatizzazione e liberalizzazione delle municipalizzate?”.

“Berlusconi – si dice poi convinto Fini – metterà da parte l’ostracismo perché noi non ci fermiamo e andiamo avanti. Ha ben compreso che non servono a nulla gli ultimatum. Berlusconi ha diritto di governare perché scelto dagli elettori. E pensare a scorciatoie giudiziarie per toglierlo di mezzo è una lesione alla sovranità dello Stato”.

“La sovranità popolare – dice Fini sottolineando che la sua proposta sarà considerata alla stregua di un ‘capo di imputazione’ contro di lui – significa che le elettrici e gli elettori devono avere il diritto di scegliere i propri parlamentari, perché è vergognoso che ci sia una lista prendere o lasciare. E faccio mea culpa – aggiunge – perché ho contribuito anch’io” ad approvarla.