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Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 4 settembre 2010

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Berlusconi: “In mozione giustizia
non ci sarà il processo breve”

In un messaggio ai promotori della libertà il premier annuncia che se "mancherà la maggioranza si andrà al voto". E a Fini: "Amicizia a chi resta nel Pdl"

 ”Nella mozione giustizia non ci sarà il processo breve”. Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio ai promotori della Libertà. Il premier si esprime anche sulla possibilità di andare a elezioni anticipate:”Se manca la maggioranza si andrà al voto, ma so che non accadrà”.   

Berlusconi affronta i temi che hanno scandito l’agenda politica dell’estate. Un agosto “folle”, l’ha definito, durante il quale il “Governo ha sempre lavorato”. Il premier ha inoltre  ha rivolto un chiaro messaggio di pace a Gianfranco Fini: “Amicizia a chi resta in Pdl, nessuno escluso”. Un evidente ricerca di sostegno in vista del voto di fiducia alla Camera dei cinque punti prioritari. Fiducia che lo stesso premier conferma di voler chiedere. “Alla riapertura delle Camere ci impegneremo affinché sia votata la fiducia su questi cinque punti e non ci lasceremo distrarre dai giochi di Palazzo che purtroppo sono ancora in corso”. Berlusconi si è detto “convinto che tutti gli eletti nelle liste del Popolo della libertà saranno d’accordo nel procedere in maniera decisa”.

Un lungo videomessaggio, quello di Berlusconi, che parte con il riferimento all’estate di polemiche. ”Ci lasciamo alle spalle un’estate riempita di chiacchiere inutili, stravaganti, deprimenti, un’estate di troppa politica politicante e lontana dalle iniziative concrete, insomma quel vecchio mai tramontato teatrino della politica che ha ormai disgustato tutti gli italiani”. Un agosto, ha aggiunto, “occupato da diatribe che nulla hanno a che fare con il concreto operare del Governo”. Comunque, afferma, “il presidente del Consiglio e il Governo, come sapete bene, hanno pensato soltato a lavorare. Mentre gli altri erano indaffarati nelle chiacchiere, noi ci siamo impegnati, lavorando anche in agosto, per sostenere la ripresa dell’economia e rimettere in moto lo sviluppo del nostro Paese, dopo averne consolidato i conti pubblici grazie alla politica del rigore”.

Come da scaletta, ricordato l’impegno dell’esecutivo, il premier passa alle critiche all’opposizione e alla magistratura di “sinistra”. Accusa al centrosinistra di avere “solo due ossessioni: insultare il capo del Governo attribuendogli le peggiori nefandezze e quella di cambiare una legge elettorale che invece funziona benissimo”. Secondo Berlusconi “grazie a questa l’egge è finalmente il popolo che con il suo voto decide chi sarà il presidente del Consiglio”. Un principio a cui “l’opposizione di sinistra, prigioniera del pasato, continua a preferire i vecchi gioci di palazzo. L’obiettivo è quello di sovvertire il verdetto elettorale”. E si rivolge ai promotori della Libertà invitandoli “nei contatti con gli altri, a denunciare ai nostri elettori, ai nostri simpatizzanti proprio questo continuo tentativo eversivo di ribaltare la democrazia con il soccorso di alcuni magistrati di sinistra”.

Punto tre della scaletta il lavoro del Governo. “Mentre gli altri producevano solo chiacchiere e veleni, abbiamo continuato a lavorare in silnezio”. Abbiamo “anche elaborato le priorità e gli interventi concreti sui quali il parlamento dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane, a cominciare dai cinque punti programmatici nei quali abbiamo sintetizzato le riforme che intendiamo realizzare entro questa legislatura e cioè: la riforma tributaria, il federalismo fiscale, la sicurezza, l’immigrazione, il rilancio del Sud e la riforma della giustizia”.  E, partendo dall’ultimo punto, Berlusconi annuncia: “Nella mozione sulla giustizia, per quanto mi riguarda non dovrebbe esserci il cosiddetto processo breve”.  Argomento sul quale torna poco dopo. “Per quanto mi riguarda, dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all’approvazione del Parlamento prossimamente, non dovrebbe esserci alcun riferimento a questo cosiddetto processo breve”. Ma certo, aggiunge, esiste la necessità di “un processo per tutti di ragionevole durata e cioè di una durata massima di sei anni e mezzo, molto di più di quel che durano i processi nelle vere democrazie”. Per questo Berlusconi si dice convinto ”che tutti gli eletti nelle liste del Popolo della libertà saranno d’accordo nel procedere in maniera decisa con la politica del fare, con quella politica che ci ha consentito tante importanti realizzazioni nei due anni appena passati, in assoluta coerenza con il programma in base al quale siamo stati votati dagli italiani, in base al quali gli italiani ci hanno dato la responsabilità di governare”.

Il presidente del Consiglio ha inoltre sottolineato come “sul piano economico-finanziario, pur avendo garantito la solidarietà e la pace sociale, la nostra politica del rigore attuata con le misure sui conti pubblici è stata vincente e largamente apprezzata dall’Unione Europea” e che la finanziaria “varata a luglio senza provocare quell’ondata di scioperi ipotizzata dalla sinistra ha messo l’Italia a riparo dalla crisi finanziaria”. Tutto bene dunque. La maggioranza ha lavorato bene e compatta, secondo Berlusconi. “Il sostegno della maggioranza è stato fondamentale per tale azione di governo. Solo grazie a questo sostegno infatti abbiamo già potuto realizzare una parte consistente del programma”. Per questo, dice Berlusconi rivolgendosi chiaramente a Gianfranco Fini, “sarebbe imperdonabile che per puri interessi personali e di parte questo sostegno venisse meno tradendo il mandato e la fiducia degli elettori”. E se per caso dovesse succedere “torneremo dagli elettori che sapranno bene a chi dare il loro voto. Ma sono sicuro che questo non succederà”.

Conclude Berlusconi: “Tutti i nostri parlamentari che, avendo prima deciso di fare parte di un nuovo gruppo, dovessero per senso di responsabilità e per lealtà nei confronti degli elettori che li hanno votati, decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali”.

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