La prima uscita pubblica di Gianfranco Fini dopo la tormentata pausa estiva è alla festa dell’Alleanza per L’Italia, il partito fondato da Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. Il presidente della Camera è stato accolto dagli applausi della platea anche se non è mancata qualche isolata contestazione.
Sono apparsi (e subito scomparsi) alcuni cartelli con scritto “Fini traditore” e “Fini sei come di Pietro”, ma il popolo dei rutelliani era con l’ex confondatore del Pdl. Il suo intervento è stato interrotto dagli applausi per sei volte e, una volta sceso dal palco, è stato circondato da una folla che lo ha incitato al grido di “Vai Gianfranco” e “mandalo a casa”. Chiaro il riferimento a Silvio Berlusconi.
Nel suo discorso Fini ha ribadito la centralità della politica che non “è una passione demodé. Al contrario o la politica è centrale nel processo di costruzione della società o a fare la società sono altri soggetti fattori e poteri”. Che cosa intenda per politica “con la P maiuscola” lo specifica un attimo dopo: “Superare le contraddizioni in cui viviamo con una nuova sintesi”. Un messaggio neanche troppo velato a chi con lui vorrebbe creare il terzo polo, a cominciare da Rutelli che ricambia le cortesie e commenta: “Quella di oggi e’ una pagina maggiore della democrazia italiana. Ora c’è una prospettiva. I rapporti tra di noi sono una pagina più che positiva”.
Il leader di Futuro e libertà per l’Italia trova anche il tempo per smarcarsi dai toni usati nei suoi confronti dal premier e dai quotidiani di famiglia: “E’ indispensabile, specie nei momenti convulsi, avere chiaro che nel 2010 non ci può essere la categoria del nemico, c’è l’avversario, che è colui che ti può battere all’interno delle regole e del reciproco rispetto”.
Un assaggio in vista di domani, in attesa del comizio in cui Fini darà la linea della sua nuova formazione politica. Nell’eventualità chea Mirabello si presenteranno dei  contestatori, Italo Bocchino dice che li accoglieranno con un sorriso. Più bellicoso ma altrettanto creativo è Maurizio Saia, deputato padovano di Fli, che ha deciso di schierare contro eventuali urla e fischi un arsenale di 200 vuvuzelas, le fastidiose trombette rese celebri dai mondiali di calcio in Sudafrica. “Le pianteremo nelle orecchie di chi vuole contestare Fini durante il comizio”.