Il dato fresco di stagione è che le donne, in Italia, guadagnano un quinto in meno degli uomini. A parità di attività. Già, più o meno lo sapevamo. Ma per la precisione, Banca d’Italia ha appena divulgato un comunicato stampa secondo il quale il gentil sesso porta a casa il 21% in meno degli uomini. Pur occupandosi, ripeto, delle stesse cose.

Negli anni Settenta gli Abba consigliavano di “sposare uno ricco”, così la si smetteva di sgobbare per portare a casa briciole. Lo scorso anno ci si è messo anche Berlusconi a ricordarci che noi “bisogna sposare uno ricco” – magari suo figlio, magari il principe azzurro – per sistemarci.

Perché in effetti, sul lavoro, dovremmo voler fare progressi se anzi sembra il contrario, a quanto dicono i dati? Non è forse più facile perseguire la cara vecchia strada del “buon matrimonio”?

Per fortuna, in poche la pensano così. Un po’ per scarsità di figli di Berlusconi, un po’ per scarsità di “principi azzurri” (spero s’intenda l’ironia) siamo in molte a volerci realizzare attraverso la professione. E siamo in molte a pensare che il nostro cervello valga (Perché io valgo!) quanto meno, quanto quello maschile.

E tuttavia, non tutto il Paese è sulla stessa linea d’onda. Per spiegarvelo, condivido con voi la tesi di laurea che ho letto questo ferragosto.

La giovane dottoressa Giuseppina Battaglia, partendo dal mio libro (Appena ho 18 anni mi rifaccio, Bompiani) e con l’aiuto dei sociologi Costa e Corazza, affronta il tema lavoro-soldi attraverso la chiave dell’estetica e determina che “Le donne attraenti beneficiano di una notevole mobilità sociale in senso ascendente, che consente loro di accedere a una posizione più prestigiosa di quella ricoperta dalla famiglia d’origine. Al contrario, donne non attraenti hanno la tendenza a sposare uomini con status e un livello d’istruzione inferiore rispetto al proprio”.

Una neolaureata ci sta spiegando cioè qualcosa che pensavamo non esistesse più: “quelle belle” in teoria, ancora pensano di sposarsi l’uomo ricco (il 52% delle donne, in Italia, non lavora. O lavora in nero). Mondomarcio le prende in giro in “Donne Moderne”. Ci dovremmo arrabbiare per questa canzone, ma sotto sotto sappiamo che non ha “torto marcio”…

E intanto la tesi di Giuseppina Battaglia continua: “In ambito professionale, già a partire dal colloquio di assunzione, l’aspetto fisico gioca un ruolo primario. Le caratteristiche fisiche della donna sono il primo elemento ad essere valutato dai nostri interlocutori. L’importanza della bellezza non si esaurisce poi al momento dell’assunzione, ma interessa anche l’integrazione del lavoratore all’interno dell’ambiente di lavoro, la sua accettazione da parte dei colleghi, la valutazione delle sue capacità e potenzialità, le sue chance di carriera”.

Come da manuale. E continua.

Il giudizio di bellezza influisce in maniera inconsapevole e difficilmente le persone diranno che hanno preferito assumere una certa persona, o promuovere un certo alunno, o assolvere un certo imputato, o votare un certo politico, o leggere un certo giornalista, perché queste erano persona più belle delle altre. Anzi, nel ragionamento comune la bellezza è bandita come elemento di giudizio e di casualità perché ritenuta una componente futile, effimera, superficiale. In realtà sta alla base di molteplici scelte quotidiane, soprattutto quando non si hanno informazioni supplementari”.

Si chiama “callocrazia” il dominio dei belli. “S’impone un po’ dappertutto e può essere una carta formidabile da giocare in ogni ambito” scrive il sociologo Italo Battista in “Specchio delle mie brame, psicologia della chirurgia estetica” (Nuova Ipsa, Palermo, 2008).

Visto che non ci arrabbiamo, e visto che guadagniamo il 21% in meno degli uomini, credo sia importante condividere tutto quello che sappiamo, per poi trovare “soluzioni” collettive, o personali.

Per esempio, io, personalmente, mi domando: perché a parità di incarico, guadagnano di più gli uomini? E perché, a parità di incarico, guadagnano di più le cosiddette belle? Quali sono i reali fattori che portano una persona a guadagnare poco o tanto? Perché ho l’impressione che non ci venga raccontata tutta la verità, ma solo una parte?

Una volta ho fatto una ricerca, che forse pubblicherò qui in seguito. Hp cercato di rispondere alla domanda: è vero che le “top” delle aziende, le donne che comandano, e che guadagnano di più, sono tutte belle? Avevo fatto il conto, e il risultato statistico è triste quanto scontato: le donne possono essere anche non bellissime. La maggior parte di loro, lo scrivo con l’amaro in bocca, sono però “di buona famiglia”, appartengano cioè all’elite imprenditoriale o culturale del Paese.

Un paio di anni fa, una giovane ragazza che si occupa di pubbliche relazioni a Milano mi confessò tre colloqui di lavoro per una famosa casa di gioielli in fondo ai quali le venne chiesto: “lei per caso signorina è di sangue blu?”.

La sventurata rispose: “onestamente….no”.

Allora mi spiace, per questa posizione ci è stato espressamente chiesta una persona di nobili origini”.

PS. Qui sotto trovate le tabella che segue vengono riportati i redditi di uomini e donne dal 1998 al 2008 e la differenza in percentuale. In quella successiva è riportato invece il reddito medio nazionale dal 1998 al 2008 e le differenze in percentuale tra uomini e donne.

Noterete che la situazione e da differenza uomo-donna va peggiorando. Non migliorando.

Anno Uomini Donne Diff.%
1998……..1.473………1.191……. -19,1%
2000……..1.503………1.192……. -20,7%
2002……..1.525………1.236……. -18,9%
2004……..1.555………1.260……. -19%
2006……..1.585………1.280……. -19,2%
2008……..1.553………1.221……. -21,4%

Anno reddito medio diff% uomini diff. % donne
1998………….1.358……….. +8,4%……………-12,3%
2000………….1.377……….. +9,1%……………-13,4%
2002………….1.406……….. +8,5%……………-12,1%
2004………….1.434……….. +8,4%……………-12,1%
2006………….1.454……….. +8,9%……………-12%
2008………….1.408 …….. +10,3%……………-13,3%