Si chiamano Eni, Enel, Finmeccanica, Unicredit o Impregilo le ragioni che hanno spinto il Governo all’accoglienza servile di un leader che nel proprio Paese ha imposto la cappa del regime e che non ha mai riconosciuto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Ma soprattutto, come ricostruito dal Guardian, si chiamano Lafitrade/Lafico (famiglia Gheddafi), Quinta comunication (Fininvest & Tarak Ben Ammar) o NessmaTv le ragioni che hanno spinto Berlusconi ad accettare, con un’anomala mestizia silenziosa, qualsiasi stravaganza che proviene dal leader in questione, anche se offensiva della nostra dignità nazionale e di quella dell’intero universo femminile. Perché, per quanto riguarda il rapporto fra Gheddafi e il premier, vale una sola massima, la stessa che sintetizzò bene l’imperatore Vespasiano rivolgendosi al figlio: pecunia non olet. Già il denaro, gli affari e i vantaggi economici (tanto pubblici quanto privati, dato che ‘il nostro’ non sente imbarazzo a vivere in un conflitto di interessi totale) sono infatti al di sopra di tutto: di fronte ad essi, non c’è remora etico-morale che tenga.

Diritti umani calpestati e libertà negata? No problem, W Gheddafi. Violenze fisico-psicologiche in campi-lager verso quanti sognano l’Occidente e decidono, a qualsiasi prezzo (vita compresa), di lasciare l’Africa per un’esistenza dignitosa? No problem, W Gheddafi. Donne offese nel cerimoniale del leader orientale che vuole essere accolto come un sultano, contornato da comparse femminili pagate perché dicano si ai suoi proclami di conversione all’islam urbi et orbi? No, problem sempre W Gheddafi. Perché il rapporto con lui, come quello con Putin, per il premier significa un privato ritorno economico. Fattore gravissimo: i piani dell’imprenditore infatti si sovrappongono a quelli pubblici di governante. Ma non è una novità.

Dicono alcuni: però anche l’Italia ci guadagna. Si, bisogna capire chi, in Italia, ci guadagna. Probabilmente lobby e imprese vicine al sultano d’Occidente. E poi, ci sia consentito di obiettare, scusandoci per la nostra ingenuità: ma il rispetto della dignità nazionale o dei diritti umani è così misera cosa da essere barattata per ragioni economiche? E’ cosa così secondaria da poter essere dimenticata di fronte alla bottino finanziario? Se si, siamo al paradosso: un mondo –l’Occidente-  e un paese –il nostro- sono disposti a chiudere gli occhi davanti a tutto questo pur continuando a proclamarsi patria della democrazia. Del resto la coerenza, nella ‘vicenda’ Gheddafi, non la fa da protagonista. La Lega, che afferma di difendere l’identità patria, contrasta soltanto le scalate bancarie dei libici, temendo la loro concorrenza nella corsa all’infiltrazione degli istituti di credito (il “vogliamo le banche” pronunciato da Bossi nei mesi scorsi). Salvo poi tapparsi il naso di fronte al puzzo di un governo servile che omaggia il dittatore. Gheddafi va tollerato per la tolleranza zero: è infatti utile – e perciò va usato- per bastonare gli immigrati respinti dai confini italiani, secondo quelle norme razziste contrarie al diritto internazionale volute da Maroni&co. e secondo il Trattato stipulato. Quello stesso Trattato –dicono- che ha il merito di aver concesso un risarcimento, dal valore anche simbolico, per il colonialismo indecente di cui ci siamo macchiati in Libia. Giusto, ma non serve a far dimenticare il resto. E il resto comprende anche la richiesta-ritorsione di Gheddafi all’Ue: 5miliardi annui per contenere il flusso degli stranieri dall’Africa. Rispetto a cui, il ministro degli esteri Frattini, anche lui, ha pronunciato il solito: no problem, W Gheddafi. Per noi, comunque, pecunia olet. E lo diciamo con orgoglio.