Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 1 settembre 2010
Le rivelazioni di Blair: “Quando B. si diede
da fare per le Olimpiadi di Londra 2012″
Nel suo libro autobiografico l'ex premier britannico spiega le ragioni della passione per Mr B. "Lui non aveva solamente promesso, aveva agito"
Blair ricorda alcuni particolari della visita a villa Certosa, in Sardegna. Quando, nell’agosto 2004, un Silvio Berlusconi fresco di trapianto, scrive Blair, lo avrebbe soccorso: “Gli avevo fatto visita per chiedergli aiuto sulla candidatura. L’Italia era uno dei protagonisti fondamentali. Mi aveva domandato fino a che punto fosse importante per noi ottenere le Olimpiadi. “Molto” risponde Blair. Che poi scrive: “Berlusocni mi disse. sei mio amico non ti prometto niente, ma vedrò cosa posso fare”. Un comportamento, si legge nel libro “tipico di Silvio ed è per questo che lo ammiro. Quasi tutti i politici promettono, ma poi non combinano nulla. Lui non aveva promesso, aveva agito”.
Dopodiché l’ex inquilino di Dowining street mette in guardia dietrologi e malpensanti: “I rapporti personali contano, questo è ovvio – scrive ancora Blair – ma chi pensa siano elaborati stratagemmi e calcoli matematici a determinare le negoziazioni e i compromessi, sembra ignorarlo. A tutti i livelli, ma soprattutto ai vertici, la politica ruota intorno alle persone. Se un leader ti piace, cerchi di aiutarlo anche se ciò può andare contro i tuoi interessi. Se non ti piace, non lo aiuti. Se prendi le distanze per motivi politici – per esempio perché, come nel caso di Silvio, c’è più di una controversia sul suo conto – va benissimo, ma non illuderti: a perdere è il tuo Paese”.





