di Flavio Tranquillo | 1 settembre 2010
Dell’Utri, non sono d’accordo con chi fischia
Il problema è che, da quello che si può capire, l’intervento dei manifestanti parrebbe aver sostanzialmente impedito al senatore di tenere il suo intervento. Se così è, ribadisco il mio disaccordo. Una censura esercitata in questi modi non è auspicabile. Mi batto, se è del caso anche contestando pesantemente, per un mondo in cui sia disprezzata una persona che abbia eventualmente fatto quello per cui Dell’Utri è stato condannato nei primi due gradi di giudizio. Non solo non vorrei che questa eventuale persona facesse il senatore, vorrei anche che il suo cattivo esempio, ove fosse dimostrato tale, fosse conosciuto da tutti a futura memoria. Tutti dovremmo leggere le 815 pagine della sentenza di primo grado, per informarci e sapere. Tutti dovremmo aspettare con ansia le motivazioni dell’Appello, per renderci ben conto della verità giudiziaria accertata (ormai i fatti sono questi, la Cassazione non cambierà la sostanza ma eventualmente le forme). E tutti, secondo l’insegnamento di Paolo Borsellino, dovremmo andare oltre la sfera giudiziaria, perché anche fatti eventualmente senza rilevanza penale, e per ora non è il caso, possono essere gravissime lesioni dei diritti dei cittadini. Fin qui siamo d’accordo, d’accordissimo. Ripetiamolo con tutta la forza del caso, striscioni, cortei, contestazioni, ci mancherebbe. Non però perdendo la bussola della legalità, in senso lato.
Certo i contestatori non hanno commesso un reato, ma hanno violato un senso di fair play civico che voglio rispettare ancora di più con chi ritengo degno del disprezzo. Nel nome della Costituzione, che garantisce l’articolo 21 a tutti, e del principio che parlare in un luogo pubblico è un diritto. Che voglio garantire soprattutto a condannati e pregiudicati, per rispetto non loro ma di un valore irrinunciabile. La libertà di espressione può essere limitata dalla legge e dai suoi tutori e solo in casi eccezionali, senza eccezioni e deroghe. Sarebbe bastato far terminare l’intervento e poi contestare, per esempio. Significa che allora, se verranno confermati dalla Cassazione, i reati di Dell’Utri sono meno gravi? Ma neanche per sogno. E se qualcuno prova a fare un gioco di prestigio del genere, saremo pronti a respingere la tesi con la forza delle argomentazioni. Ma “sventare” un intervento ad un convegno non aiuta quelle argomentazioni ed è pure sbagliato.
Anzi, viceversa, perché metto nettamente in secondo piano la considerazione che per vincere la guerra che vogliamo vincere questa è una mossa perdente, un classico autogol dell’antimafia. Sono pronto ad essere lapidato, non ho sicurezze e ricette, vi ho detto che sono un dilettante. Liquidate tutto come una difesa di Dell’Utri se vi tranquillizza, ma ho paura che sia semplicistico.
Sono emotivamente vicino a quelle persone che agitavano un’agenda rossa a Como, ne ho una con me tutti i giorni, per non dimenticare. Ma un principio è un principio, come ci ha insegnato proprio chi per dei principi ha sacrificato il bene più prezioso, la vita. Non facciamo scendere la pressione, neppure di un’atmosfera. Utilizziamo semplicemente altri strumenti per esercitarla: è più giusto e ci conviene anche.
P.S.: mi piacerebbe che i commenti su questa vicenda fossero ispirati al rispetto di tutte le opinioni, comprese la mia, quella dei contestatori, dei commentatori e di Dell’Utri.




