Stroncato da un colpo di cuore. Daniele Franceschi, il carpentiere italiano di 31 anni rinchiuso nel carcere di Grasse, nell’entroterra di Cannes, sarebbe morto così.  Questa è la versione, fornita dai dirigenti del carcere, di un caso sempre più misterioso. Ieri i familiari vengono avvisati con tre giorni di ritardo. Salta invece l’autopsia che oggi avrebbe dovuto mettere fine al caso. La madre sconvolta dal dolore rompe il silenzio di questi giorni: “Per ora le autorità francesi non ci sono state troppo vicine. Vorrei che questo grande dolore potesse servire a renderli più umani nei confronti degli italiani, che potesse servire a evitare che altri passino quello che ha passato mio figlio. Vorrei almeno questo”. L’uomo doveva scontare un pena di 5 mesi.

Daniele Franceschi era stato arrestato lo scorso marzo, in un Casinò della costa Azzurra con l’accusa di falsificazione e uso improprio di carta di credito. Per questo stava scontando una pena di 5 mesi. Abitava a Viareggio ed era sposato, separato e padre di un bambino di 9 anni.

I familiari arrivati ieri pomeriggio a Nizza e assistiti dal consolato generale italiano presente in città attendono ancora l’autopsia: “Dovrebbe esserci domani – spiega – anche se pensavamo ci fosse oggi. Non ho capito se c’è stato uno slittamento o se c’è stata solo un’incomprensione fra noi e le autorità francesi”.

Lo zio di Daniele ieri aveva parlato dei cinque mesi passati dal nipote in attesa di un processo: “C’erano state alcune udienze, sempre rimandate. Era complicatissimo andare a trovare mio nipote. Mia sorella era riuscita ad entrare in carcere solo due volte, ogni volta l’avevano controllata in una maniera non solo minuziosa ma anche umiliante. Aggiunge qualche particolare: “Il ragazzo era tranquillo ma parlava e scriveva di soprusi, di ore di lavoro estenuante. Recentemente, si era rifiutato di lavorare oltre il dovuto in cucina. Subito dopo, se ne era pentito temendo ritorsioni. Aveva paura che lo mettessero in una cella con qualche detenuto “difficile”. Raccontava che ce l’avevano particolarmente con gli italiani, forse, diceva, a causa del calcio”.  aveva denunciato: “Sono state fornite versioni discordanti sull’ultimo giorno di vita di Daniele. Il direttore – aggiunge – mi ha spiegato che l’avevano controllato in cella alle 13,30, e Daniele stava bene. Poi, alle 17, durante il controllo seguente, l’avevano trovato morto. All’avvocato francese che ci assiste, e’ stato invece detto che, siccome Daniele non stava tanto bene, l’avevano portato in infermeria e gli avevano fatto l’elettrocardiogramma. Infine aggiunge: “Dato che il risultato era stato negativo, l’avevano riportato in cella. Ma mi chiedo: non era il caso di trattenerlo e controllare l’evolversi della situazione? Chiunque, anche un detenuto, ha diritto ad un’assistenza umana”.

Per eliminare qualsiasi dubbio, oggi è stato il procuratore della Repubblica a dare l’incarico al commissariato della polizia di Grasse di compiere le prime indagini, interrogando tutti gli agenti da quando franceschi  era stato sottoposto l’ultimo giorno all’elettrocardiogramma, sino a quando è stato trovato cianotico. Secondo quanto afferma a nome del procuratore della Repubblica il console italiano a Nizza “