Io quindi sarei un cretino militante. Epiteto che mi arriva direttamente dalla prima pagina de “Il Giornale”. Che mi presenta come uno scemo, inculturato perchè non vede che colpendo la grande casa editrice di Segrate, si colpisce tutta la cultura e gli autori italiani e stranieri presenti nel catalogo Mondadori.

Ma sono in buona compagnia. Visto che la pensano come me le quasi 5.000 persone che – in tre giorni – hanno aderito alla campagna “Mondadori? No Grazie.” Tutti “cretini militanti”? Non credo.

Siamo coloro che hanno a cuore il problema del conflitto di interessi e crediamo che questo sia il primo dei problemi in Italia. Vogliamo prendere in mano la nostra vita ben consapevoli che in una società dei consumi, le scelte sugli acquisti valgono quanto le scelte politiche e possono condizionare lo stato delle cose. Soprattutto in Italia dove chi ci governa utilizza tutto il suo impero economico e mediatico per fare i propri interessi (e diventare sempre più ricco) a scapito del libero mercato e della libertà di informazione. In quale altro Paese al mondo si è visto un capo del Governo farsi approvare una norma che gli permette di non versare ben 350 milioni di euro allo stato?

Del resto, di solito, “Il Giornale” di Berlusconi utilizza la prima pagina per attaccare solo chi vuole mettere al centro del suo mirino mediatico per colpirlo forte. Il quotidiano di Feltri spara perché anche noi abbiamo centrato il segno: il cuore dell’impero economico del capo. La stessa reazione della MC Donald quando fu al centro delle campagne di Boicottaggio animate da Josè Bovè, di Israele quando Naomi Klain lanciò la sua idea di non acquisto delle merci israeliane e dello stesso Berlusconi quando noi dei comitati BOBI proponemmo di non vedere le reti Fininvest e di non comprare alla Standa. Tutte iniziative che avevano uno scopo ben preciso: sollevare la questione, dare peso alle scelte individuali, aprire la discussione e diffondere la consapevolezza della possibilità di combattere le ingiustizie anche di fronte a enormi interessi economici. E’ il gesto che – se condiviso da una moltitudine – inceppa i meccanismi della politica e dell’economia e diffonde l’idea che “si può fare”.

Noi non vogliamo arricchire ulteriormente chi utilizza i suoi guadagni per consolidare il suo regime e invitiamo anche alcuni dei suoi autori (i più famosi) a seguirci, non pubblicando con Mondadori. Siamo consapevoli che il boicottaggio non è una strategia politica normale, ma una lotta nonviolenta straordinaria. Come straordinario è il momento di crisi della nostra democrazia. Ed è per questo che non ci preoccupano gli strali lanciati da Il Giornale. Ma sia ben chiaro che noi non accettiamo lezioni sulla cultura italiana dagli stessi che l’hanno ridotta in uno stato pietoso grazie a 20 anni di subcultura televisiva con le veline,gli Amici degli Amici e il Grande Fratello.

Noi faremo come i neri americani durante il boicottaggio dei mezzi pubblici promosso da Martin Luther King a difesa dei loro diritti civili: negli anni ’50 loro si organizzarono spostandosi come potevano con l’aiuto di tassisti e liberi cittadini che si prestavano volentieri alla protesta, oggi noi leggeremo Pirandello, Hemingway e Thomas Mann utilizzando le biblioteche e facendoci prestare i libri dagli altri lettori che li hanno precedentemente acquistati. E’ il bello della lotta nonviolenta : stimola la solidarietà e la creatività.

Ma, oltre al giornale di Feltri, anche alcuni degli autori della scuderia di Segrate si sono fatti sentire. Chi per spiegare pacatamente le proprie ragioni, come Carlo Lucarelli: “condivido la tua indignazione… non mi risparmierò dall’esprimere il mio dissenso e la mia rabbia, ma non farò quello che mi chiedi … finché potrò scrivere al meglio e in piena libertà …spero che potrai ricominciare a leggermi quando questa situazione si sarà risolta”. Risposta che apprezziamo per i toni, riconoscendo a Carlo lo sforzo di comprendere le ragioni della nostra protesta.

C’è chi invece ha reagito ergendo barriere e mettendo le mani avanti. E’ il caso di Diego Cugia. Che spiega che sì Berlusconi “ha maestosi interessi confliggenti con quelli di un uomo al servizio dello Stato, e che comprendono, fra l’altro, la Rai, Canale 5, Italia 1, Rete 4, (ma anche Telecinco, una delle prime Tv spagnole per ascolti) tutti i giornali di cui è editore, la casa editrice Mondadori, la Einaudi, la Sperling & Kupfer, assicurazioni come Mediolanum, la Medusa film, istituti di credito, Vogue, il Milan, la Standa” (questa no, Diego, questa l’ha venduta da molti anni). Aggiungendo anche di essere “… antiberlusconiano dalla prim’ora, precisamente dal 26 gennaio 1994..” e che considera Berlusconi “Un leader populista televisivo e una minaccia seria per ogni democrazia”.

Bene, e allora? Qual è la soluzione? Che facciamo? La soluzione a tutto questo, spiega Diego è non prendersela con gli scrittori, perché chiedere loro di cambiare casa editrice sarebbe un’iniziativa “dispotica come una legge ad personam” (?!). Sarebbe come chiedere ad un cassiere del PD che lavora per Banca Mediolanum di cambiare lavoro. Caro Diego, io ti stimo da anni come autore televisivo e scrittore, ma dovresti capire che noi ci siamo permessi di scrivere a voi autori – quelli più famosi – proprio perché avete la possibilità di un gesto eclatante cambiando casa editrice. Non si può paragonare la vostra situazione a quella di un qualsiasi altro lavoratore della galassia berlusconiana. Immagino che tu, Lucarelli, Guccini, Mancuso, Augias, Saviano e Zucconi verreste accolti a braccia aperte da qualsiasi altra casa editrice. Ma il vostro gesto diventerebbe dirompente, significativo, fungerebbe da esempio per altri, riporterebbe al centro dell’attenzione la questione del conflitto di interessi. Noi siamo ben consapevoli che il conflitto di interessi è rimasto un problema anche per grosse responsabilità dei dirigenti dei partiti di opposizione che – una volta al governo – non lo hanno risolto. Anzi. Proprio perché la politica è rimasta inerme, le azioni di chi – dalla società civile – propone gesti eclatanti e simbolici può servire da stimolo per la risoluzione del problema.

Parliamo di gesti simbolici, sappiamo bene che una campagna di boicottaggio efficace deve avere alcune caratteristiche precise: di facile diffusione, semplice, con parole d’ordine ben chiare e – soprattutto – concentrata su pochi prodotti o servizi. Per questo in questo momento non proponiamo una campagna estesa alle case editrici controllate dalla Mondadori o a tutti i prodotti e servizi dell’impero economico e mediatico di Berlusconi. Perché – a livello di comunicazione – sarebbe difficilmente gestibile. E poi nei boicottaggi i risultati da raggiungere devono essere misurabili e circostanziati.

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