“… la criminalizzazione del migrante, perseguito e perseguitato perché clandestino (la clandestinità è diventata da infrazione amministrativa a reato penale, secondo le norme razziste volute dalla Lega) è una riedizione della vecchia colpa d’autore di Hitler, dove sotto accusa di fronte alla legge (del più forte) è posta la condizione esistenziale e non il comportamento dell’essere umano …”.

Così Luigi De Magistris formula sul Fatto una mirabile definizione del cuore della questione italiana!

Lo “status” che prevale, anzi vale, basta e avanza, così tutto quello che attiene a comportamenti e atteggiamenti diviene secondario e passibile di stima o sanzione non a seconda della oggettiva realtà effettuale bensì solo per le caratteristiche del protagonista e della casta di appartenenza.

Di qui logicamente, anche se con una aberrante conseguenzialità, scaturisce, si instaura e diventa normalità e norma una diversa, ma rapidamente appresa e rispettata, scala di valori. Vale del resto la pena tentare di opporsi in una società dove vige la ferrea legge della forza bruta di chi il potere non lo considera un servizio nè ha intenzione di richiedere mai più verifiche o conferme?

Molto più facile e comodo sottomettersi e inchinarsi se non si ha modo d’opporsi. Così insieme alla democrazia si saluta la meritocrazia, perchè i riconoscimenti andranno solo a coloro che alla efficienza uniranno l’abiura d’ogni libertà di pensiero tanto che si preferiranno gl’incapaci purchè asserviti ovvero gli inutili idioti agli intraprendenti intelligenti. Solamente allora a qualcuno sembrerà chiaro che la dignità e la verità e la libertà sono beni di cui ci si accorge e per cui ci si impegna quando svaniscono, come la salute, maltrattati e dimenticati finchè si vive godendoseli…

Per questo non è retorico fare riferimento alla politica come luogo dell’etica e piazza di tutti coloro che sono animati da sincero desiderio di deporre la clava per un habitat ispirato a regole di reciproco rispetto e a una legge uguale per tutti: la cosiddetta civile convivenza è tale se da virtuale declamazione diviene sentimento comune. E per analoghi motivi ogni volta che “l’uomo solo al comando” alza la temperatura dell’acqua, in cui come rane beate se ne stanno troppi italiani, a costo d’apparir folli si deve lanciare un nuovo “grido di dolore” in previsione del momento in cui a nessuno sarà più possibile saltar fuori dal catino divenuto ormai bollente. Ogni scalfittura all’apparato democratico e alla costituzione repubblicana è uno sfregio a chi studia, a chi lavora, a chi soffre per malattia o invalidità, a chi stenta per mancanza di mezzi di sussistenza, a chi è debole o dotato solo di capacità di offrire un contributo utile alla società attraverso l’impiego delle proprie risorse intellettuali e delle capacità professionali acquisite. Non a truffatori e prepotenti!

In caso contrario il ritorno al mondo feudale diviso rigidamente in caste dove ceto e censo sono stabiliti per nascita è ineluttabile e anche il declino fino alla scomparsa di benessere e progresso.

Ma purtroppo nelle scuole italiane specie oggi non s’insegna la storia in maniera “intelligente”…