Nella regione più piccola d’Italia alla parola finiani bisogna aggiungere delusi ma anche pentiti. I due capicorrente sono, o meglio erano, Alberto Zucchi, consigliere regionale e Andrea Paron, assessore comunale. Fino all’inchiesta del Giornale sulla casa di Monaco del quasi cognato di Gianfranco Fini, per Futuro e libertà per l’Italia le cose non andavano male. Ma, come spiegano gli ex An, quell’amara delusione ha spento gli entusiasmi e li ha portati a rimanere nel Popolo delle libertà.

Zucchi però lascia la porta socchiusa, “se Fini sarà in grado di dare delle spiegazioni convincenti, sono disposto a riconsiderare la mia posizione”. In realtà anche prima dell’affaire monegasco gli ex An, assieme agli altri esponenti azzurri, avevano cose ben più importanti da fare che dividersi. Per esempio entrare a fare parte, per la prima volta, della maggioranza in consiglio regionale. E il Pdl è a un passo da realizzare questo storico obiettivo.

Ad Aosta governa da sempre una lista autonomista, l’Union valdôtaine, che, come la Volkspartei in Alto Adige, è alleata storicamente con il centrosinistra. Le cose però cominciano a cambiare nel 2009, quando, in occasione delle elezioni europee, il Pdl regionale decide di sostenere Aurelio Marguerettaz, il candidato dell’Uv. Non verrà eletto ma la scelta si dimostra azzeccata. L’anno dopo si vota anche per il comune capoluogo e il Pdl fa il suo storico ingresso in giunta al fianco di una coalizione di liste autonomiste capitanata, come sempre, dall’Union valdôtaine. In regione gli azzurri sono ancora all’opposizione ma le grandi manovre per entrare in maggioranza sono in dirittura d’arrivo. E il 2013, quando la regione autonoma andrà al voto, non è lontano. Anche senza il caso monegasco è difficile pensare che, a un passo dalla realizzazione dell’obiettivo di sempre, i finiani avrebbero abbandonato il Popolo delle libertà.

di Lorenzo Galeazzi