“Mi è sfuggita di mano la situazione”, ha confidato stamani ad alcuni amici e compagni della curva nord atalantina il “Bocia”, all’anagrafe Claudio Galimberti, classe 1972, capo storico e indiscusso della tifoseria bergamasca. Un gruppo dei “suoi” ultras ieri sera ha scatenato il panico alla festa della Lega ad Alzano Lombardo dove erano andati in massa a protestare contro il ministro Roberto Maroni, ideatore della tessera del tifoso. “Maroni – ha spiegato ai pochi con cui stamani è riuscito a parlare prima di dover spegnere il telefonino e andare in questura – era pronto non solo a parlare con noi ma a dirci ciò che volevamo sentirci dire”. E cioè che anche chi ha scontato una diffida può tranquillamente prendere l’odiata tessera del tifoso. Altrimenti la curva sarebbe stata più che dimezzata.

Un soprannome, il bocia, usato nei cantieri edili del bergamasco per chiamare l’ultimo arrivato nella squadra, l’apprendista. E Galimberti era stato chiamato così proprio perché cominciò a frequentare la tifoseria da giovanissimo. Ma con gli anni il Bocia è diventata una sorta di leggenda in tutti gli stadi d’Italia. Alle tifoserie avversarie fa paura. Uno che con candida innocenza dice di considerare “l’avversario un nemico, vogliamo picchiarlo per fargli capire chi comanda”. E se ti stupisci, lui tenta educatamente di spiegarsi meglio. “Lo scontro è la nostra droga”. Lo rispettano da Palermo a Torino. “Noi siamo l’unica tifoseria senza gemellaggi”. Dice. “Tutti sono nemici”. Da Bari a Trento. Gli atalantini lo venerano, seguendolo come un messia. La tifoseria dell’Atalanta è considerata tra le più violente d’Italia (alla stregua di Lazio, Roma e Fiorentina) nonostante le piccole dimensioni della città orobica e le alterne fortune della squadra sui campi di calcio che da anni fa la spola tra la serie A e la B. I daspo (provvedimenti disciplinari che impongono il divieto di entrare allo stadio emessi a carico di chi si è reso responsabile di atti di violenza) da queste parti non si contano.

Così ieri sera un gruppo di 250 ultras è andato alla festa della Lega ad Alzano Lombardo per manifestare contro Roberto Maroni, ideatore della tessera del tifoso. E mentre il consigliere regionale del carroccio Daniele Belotti (bergamasco e tifoso atalantino, cresciuto insieme al Bocia in curva, che frequenta da quando ha 7 anni) stava organizzando un incontro del ministro con una rappresentanza dei tifosi, un gruppo di circa 70 ultras si è staccato dagli altri e ha scatenato il caos. Lancio di petardi, bottiglie, bombe carte, sassi contro chiunque. Anche nelle zone dove c’erano le famiglie. Il bollettino finale parla di quattro auto incendiate, due vigili finiti all’ospedale e un agente della Digos intossicato.

“Tutto è successo in un attimo, non mi sono accorto di niente – racconta Belotti – Io ci ho messo la faccia. Ho chiesto a Maroni di incontrare qualche tifoso, lui ha accettato e gliene va riconosciuto il merito; non so quanti ministri l’avrebbero fatto. Mentre aspettavamo che gli atalantini formassero la delegazione di 3-4 di loro è successo di tutto. Probabilmente un gruppo di loro era contrario ad incontrare Maroni e così si è staccata dagli altri e ha protestato in un modo assurdo”, dice Belotti. Che ora promette di non andare più in curva nord. “Ci sono cresciuto. Ho 42 anni e vado in curva da quando ne avevo 7. Ci ho scritto anche un libro sulla storia dell’amata curva atalantina. Ma basta, chiuso, stop. In 35 anni, girando tutta Italia in centinaia di trasferte, ne ho viste di tutti i colori. Ma assistere al lancio di bottiglie, bombe carte, sassi a una festa con donne e bambini, è troppo. Significa che non ci siamo più”. Fra l’altro, conferma Belotti, “Maroni gli avrebbe detto ciò che loro volevano sentirsi dire. E cioè che l’articolo 9 della tessera del tifoso non vieta di ottenerla a chi ha già scontato la diffida. Questo era il timore dei tifosi e Maroni li avrebbe rassicurati”.

Di sicuro adesso il gruppo dei 70 difficilmente potrà vedersi recapitare la tessera del tifoso. Alle una, lasciando la festa di Alzano, Maroni lo ha detto chiaramente: “Chi ha determinato quanto accaduto può scordarsi di entrare negli stadi per molto tempo. Saranno colpiti duramente”. La questura sta cercando di individuare i responsabili degli scontri. E il primo ad essere ascoltato è stato proprio il Bocia, l’apprendista capo. Ma al momento non sono stati ancora adottati provvedimenti.