Locandina del film What would Jesus buy
Fonte: www.cinemapolitica.org

Al ritorno dalle vacanze, brevi o lunghe che siano state, vicine o lontane, avventurose o sonnacchiose, le vicende della politica italiana appaiono colorate di sfumature sinistre, più simili a un’allucinazione che al semplice delirio delle personalità cui eravamo abituati.

E’ che questa classe politica è, per vocazione italica, un gruppo di creativi e artisti più o meno rotondi e lo stress da crisi di governo è un incredibile corroborante. Ecco quindi che qualche giorno fa il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi s’inserisce nel coro, e aggirando ogni artificio retorico afferma che il settimanale Famiglia Cristiana è diventato la fotocopia de Il Fatto e de L’Unità.

Ho trovato questa dichiarazione talmente fantasiosa che mi ispira una lunga, generosa e al limite sfiancante premessa.

Vorrei cominciare dal fatto che fin dal suo insediamento Joseph Ratzinger si è manifestato in maniera netta e ripetuta contro il relativismo del pensiero occidentale, e poche omelie hanno omesso quest’argomento, un tarlo personale che già tormentava le notti da porporato dell’ex cardinale tedesco. E’ una battaglia, questa del relativismo, che affonda le radici lontanissimo nel tempo, perchè su come devono funzionare le teste della gente la religione ha sempre voluto decretare, soprattutto se c’è di mezzo la salvezza eterna.

A me invece il relativismo piace per il suo lato funzionale, è come un coltellino svizzero. Sei nella bratta e quel semplice utensile da tasca ti salva la vita. Un aggeggio d’importanza vitale per l’economia delle idee, indispensabile per non lasciare che le opinioni scivolino alle periferie del buon senso. Già la visione del TG1 ci spinge ogni giorno più in la’, dove c’è spazio solo per la reazione triviale e per la risata con lacrimuccia, a denti stretti o peggio ancora con bava da esasperazione (però ho sentito anche gente bestemmiare, questo Famiglia Cristiana dovrebbe prenderlo in cosiderazione). Roba che ha pari soltanto nella fantascienza, quando i personaggi parlano di bastioni di Orione e porte di Tannhäuser.

Servano quindi da paragone le gesta del Reverendo Billy nei lontani Stati Uniti. Spiace un po’ andar sempre a parare la’, dove cominciano ad avere più magagne che qui da noi, ma la Chiesa della Vita Dopo lo Shopping ha da esser raccontata.

La ‘Church of Life After Shopping‘ è un gruppo di attivisti e performer che girano, capeggiati dal Reverendo Billy, per centri commerciali e catene di multinazionali come McDonald’s, Wal Mart e simili. Sono dotati di abiti talari, megafono e intonano cori gospel per strada e davanti ai negozi Starbucks di turno. Lungi da essere un fricchettone fuori dalla realtà (o un disturbatore fancazzista rubato all’agricoltura), il Reverendo Billy si è candidato sindaco 2009 con i Verdi per la città di New York. La Chiesa della Vita Dopo lo Shopping ha realizzato il film documentario “What Would Jesus Buy?” (“Gesù Cosa Comprerebbe?”) prodotto dallo stesso produttore di “Super Size Me”, ha una band che si chiama “Questo non comprarlo”, si esibisce in svariati tour ed è presente in ogni occasione in cui c’è da dimostrare per la giustizia sociale, la protezione ambientale, l’anti-militarismo, il controllo sociale da parte delle multinazionali e dei mezzi di comunicazione di massa. Si scaglia contro il consumismo e la propensione allo shopping compulsivo come cifra del torpore critico nelle persone. E’ un’interessante satira politica che non prende di mira la classe dirigente o la politica fatta dai professionisti ma, come una religione che si rispetti, parla all’intimità delle persone.

Potrebbe esistere il Reverendo Billy nell’Italia degli anni 2010? Qualcuno potrebbe avere l’ardire di inventarsi una chiesa simile, ma probabilmente soltanto sulle pagine del ‘Il Fatto‘, de ‘L’Unità‘ e in poche altre riserve indiane (salvo poi attribuirsi il merito di averla concepita, come è accaduto a qualche nostro comico geniale e intellettualissimo). Sarebbe a onor del vero stupendo se in uno slancio di autoironia e sapienza suprema Famiglia Cristiana ospitasse una simile parodia di se stessa. E’ probabile invece che un esperimento simile farebbe imbracciare i forconi a un inaspettato numero di connazionali.

Ai fuoriclasse ipercreativi della classe di governo, invece, potrebbe giovare una vacanzina esotica, senza paura di relativizzare. Operazione che, come la fotografia, è provato che non ruba l’anima.

Fonte immagine: www.cinemapolitica.org