E’ istruttivo ascoltare i professionisti della politica che inveiscono contro i professionisti della politica, in un esempio imbarazzante di dissociazione della personalità. Ieri Veltroni sul Corriere se la prendeva con un ceto politico che ha umiliato il paese, gli ha sottratto diritti, speranze e verità (un esempio per tutti, spiegava Veltroni: il cantiere della Salerno-Reggio, ancora miseramente aperto). Non ci è chiaro se si tratta dello stesso Walter Veltroni che in codesti anni (mentre i cantieri sulla A3 si aprivano e chiudevano come le sliding doors di una metropolitana) è stato per due volte segretario del più grande partito d’opposizione (e di governo), vicepresidente del Consiglio, ministro, sindaco della capitale e candidato premier.

Se quell’autostrada è ancora incompiuta e se il senso civile della nazione è tracollato, qualche responsabilità (sia pure indiretta, oggettiva, immateriale) gli potrà pur essere attribuita: o no? E che dire di Rutelli – negli ultimi vent’anni segretario di un partito, fondatore di un altro partito, ministro, vicepremier, sindaco della capitale e candidato premier  – che ammonisce gli italiani spiegando dov’è il vero riformismo e distribuendo voti e veti a tutti gli altri politici? E che mi dite di Casini – segretario di partito, ministro, vicepremier, presidente della camera – che oggi ci spiega come va riformata la politica per evitare il collasso morale delle istituzioni? Ma insomma, mentre le istituzioni franavano e Berlusconi acquistava per sé i pezzi più pregiati come al mercante in fiera, mentre il paese si smarriva e smarriva il significato delle proprie parole, mentre ci si convinceva tutti che clandestini sono i sudanesi che vengono a nuoto in Italia e non i camorristi che abitano in Parlamento e al governo, mentre tutto questo accadeva, questi illuminati censori della cattiva politica dov’erano? Erano lì, al governo, all’opposizione, sempre in ruoli di assoluta responsabilità istituzionale.

Ma perché Al Gore, il giorno dopo la sua sconfitta alle elezioni presidenziali, si ritira dalla politica attiva, per quale ragione l’ex presidente Clinton, esaurito il suo mandato, riappare solo per accompagnare la figlia al matrimonio e invece in Italia da un quarto di secolo i destini del paese vengono scritti, storpiati e riscritti sempre dallo stesso manipolo di primi della classe senza che nessuno di loro – dopo aver fatto di tutto: il candidato trombato, il segretario di partito, il ministro della repubblica – senta come urgenza dello spirito un elegante, definitivo passo indietro?