Elezioni al più presto. No all’ingresso dell’Udc nella maggioranza. Queste le due richieste della Lega che Umberto Bossi ripeterà oggi a Silvio Berlusconi, durante l’incontro a Villa Campari, sul lago Maggiore. Ieri pomeriggio si sono incontrati in via Bellerio, nella sede storica della Lega a Milano, Bossi, il ministro Roberto Calderoli e il segretario nazionale del Carroccio Giancarlo Giorgetti: un vertice per preparare l’incontro tra Silvio e Umberto? I leghisti sorridono: non c’è stato alcun vertice, è stata una giornata di routine. È normale che i capi del partito si trovino a lavorare in via Bellerio, chiusa la stagione degli impegni di governo a Roma. “E poi Calderoli è sempre con Bossi: non hanno mica bisogno di una riunione il giorno prima per dirsi quello che pensano sulle elezioni, su Berlusconi e sull’Udc”.

Il momento magico della Padania

Bossi, si sa, è un grande improvvisatore. Un maestro dello “stop and go”, che sa alternare toni duri e capacità di mediazione. E Berlusconi è un grande venditore e un incantatore di serpenti. Così ogni incontro tra i due può avere esiti imprevedibili. Sta di fatto che la Lega sa che questo è il suo momento magico: il presidente del Consiglio è in calo nei sondaggi, la guerra civile dentro il centrodestra mina il suo consenso e allontana una parte degli elettori dal Pdl. Tra i due (e forse più) litiganti, il Carroccio gode: in via Bellerio infatti sono convinti che, se si votasse prima di Natale, la Lega supererebbe il Pdl nelle tre grandi regioni del Nord, Piemonte, Lombardia e Veneto. Già ora Bossi si presenta agli elettori come l’unico politico concreto, che punta a ottenere il federalismo e promette severità e sicurezza ai cittadini. Intanto, attorno a lui succede di tutto: infuria la lotta fratricida tra Silvio e Gianfranco Fini; cricche, bande e logge spolpano lo Stato; e gli eredi della vecchia Dc (gli Udc di Pier Fferdinando Casini) tornano all’attacco per entrare nel governo. Certo Umberto ha ben presente il momento: l’alleanza di governo è più fragile e più litigiosa di quanto non fosse quella che sosteneva il governo Prodi prima del crollo e la Lega, unica sigla in crescita nei consensi, potrebbe approfittarne per forzare la mano e risolvere a suo modo la crisi, prima di essere trascinata anch’essa nel gorgo. Bossi conosce uno scenario possibile in caso di elezioni anticipate: il Pdl, minato dalla contesa con i finiani, raccoglierebbe nelle urne una percentuale attorno al 28 per cento, più o meno quanto potrebbe portare a casa il Pd. Con oltre 30 deputati in meno alla Camera e il rischio di non avere più la maggioranza al Senato. E con la Lega che raccoglie, al Nord, l’elettorato di centrodestra in fuga, deluso da Berlusconi. Diventando il primo partito nelle tre regioni più ricche del paese: un buon motivo, per Bossi, per pretendere le elezioni al più presto.

La posta in gioco per Berlusconi

Anche perché potrebbero seguire alcune conseguenze di grande peso politico: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in caso di sostanziale parità Pdl-Pd e di Senato senza maggioranza, non darebbe l’incarico di formare il nuovo governo all’attuale presidente del Consiglio. Lasciando il Cavaliere nella peggiore delle situazioni: fuori da palazzo Chigi e senza “processi brevi” e “lodi salvapremier”, con il rischio concreto di finire condannato in qualcuno dei processi milanesi. Un incubo. Sarebbe piuttosto Giulio Tremonti – dicono gli esperti dei riti e degli umori del Quirinale – il candidato ideale a guidare un esecutivo attento ai conti e alla crisi. Quel Tremonti che ha un asse privilegiato con Bossi, tanto da aver fatto andare Berlusconi su tutte le furie, come garantisce anche un giornale ben informato in materia come il Foglio di Giuliano Ferrara, che ipotizza a carico del ministro dell’Economia manovre per “preparare la propria successione a Berlusconi”. Secondo il Foglio, che cita non meglio identificati “berlusconiani”, “Bossi e Tremonti preparano una trappola. Stanno danneggiando Berlusconi”. Altro che Fini. Il vero problema per il presidente del Consiglio sarebbe dunque il suo ministro dell’Economia, in combutta con gli amici leghisti, che a parole si dichiarano i più fedeli alleati del Pdl, veri e propri pretoriani di Silvio, ma nella realtà lavorerebbero a scenari alternativi. Tremonti al vertice di venerdì scorso a palazzo Grazioli ha portato le posizioni della Lega (“Elezioni prima possibile”). Mentre Berlusconi ha ormai sfumato le sue posizioni, ben comprendendo che dalle urne potrebbe uscire per lui qualche brutta sorpresa.