Sciarada russa 2.0 (4)

Trotskij e la lingua (anatomica), il prefetto pasticcione, sgomberare!, la strada di Bush, nostalghija, curva nord ucraina, uffa, questi incendi!

La lingua di Trotskij

“Da quando mi trovo qui, neppure una volta si è sollevato il mio povero cazzo. Come se non ci fosse. Anche lui riposa per le tensioni di quei giorni. E così mi sento io, vicino a lui. Quanta tenerezza quando ripenso alla tua dolce fica. Te la succhierei, ci infilerei la lingua fino in fondo. Natalochka, mia dolce, ti voglio scopare ancora più forte e ancora, con la lingua e con il cazzo. Ti abbraccio forte e ti stringo a me. Il tuo Lev”. (Brani della lettera scritta nel 1937 da Lev Trotskij in esilio dal Messico alla moglie Natal’ja Sedova. Da Ezhednevnij journal, testata liberal dell’intellighentsia russa che celebra i 70 anni dalla morte del fondatore dell’Armata rossa, “unico capace di amare” tra i grandi leader sovietici).

Il prefetto pasticcione

Avrebbe violato le leggi sulla concorrenza, il noto prefetto di Mosca (zona nord), Oleg Mitvol’, ex-imprenditore oligarca e fedelissimo di Putin. A chiamarlo in causa è stato il Servizio antimonopolio federale per una storia di latte a basso costo. Secondo l’accusa, Mitvol’, nell’ambito di un progetto sociale per i meno abbienti, avrebbe distribuito una carta per l’acquisto a prezzi scontati di confezioni di latte ma soltanto della marca “Wimm Bill Dann” che, ovviamente, è andato a ruba, suscitando le ire delle ditte concorrenti. Il prefetto rischia una grossa multa o una sospensione di tre anni. Lo scorso anno, Mitvol’ si rese protagonista di un curioso episodio quando autorizzò un presidio gay, evento mai accaduto a Mosca. Disse di essersi sbagliato perché li aveva scambiati per comunisti. (Grani).

Spiacenti. Lavori in corso

Trumphal’naja ploshchad, la piazza di Mosca nota per le manifestazioni di protesta, rimarrà chiusa a tempo indeterminato per la costruzione di un mega-parcheggio sotterraneo da 1000 posti. Lo ha annunciato il municipio moscovita scatenando le proteste dei comitati d’opposizione che su quella piazza si riuniscono ogni 31 del mese in sostegno dell’articolo 31 della Costituzione sulla libertà d’espressione. “Ci andremo lo stesso. Che ci frega a noi dei lavori”, ha commentato Eduard Limonov, leader di “Drugaja Rossija”. “Per impedirci di scendere in piazza, l’amministrazione dovrebbe transennare tutto l’anno l’intera città”, ha aggiunto Il’ja Jashin di “Solidarnost”. Il progetto, che sorgerà nei pressi del centralissimo albergo “Pekin”, prevede la chiusura e lo spostamento di teatri e monumenti tra i quali quello dedicato a Vladimir Majakovskij.

Via George Bush Jr.

Prima hanno tirato vernice nera sul cartellone con la sua faccia e poi hanno esposto striscioni con la scritta “Creatura dell’inferno”. A Tbilisi, capitale della Georgia il 14 agosto scorso, un gruppo di poeti ha protestato per chiedere che venga cancellata “via George Bush jr.” dal centro città e vengano rimossi quei cartelloni col volto dell’ex-presidente Usa. La strada, fino al 2005 via Melaanskij, per volere del presidente georgiano Saakashvili, era stata rinominata in onore di Bush dopo che questi aveva subito un attentato proprio a Tbilisi dove un uomo gli aveva lanciato contro una granata (che non era esplosa). Ora, i poeti dissidenti, capeggiati da Iraklij Kakabadze, chiedono di cambiare quel nome perché “Bush con i suoi crimini di guerra dovrebbe essere giudicato da un tribunale internazionale”, proponendo di intitolarla a Walt Whitman. Saakashvili ha risposto che finchè ci sarà lui (fino al 2013) quella strada non cambierà nome. Timide proteste sono giunte anche dall’opposizione laburista perché “legittimare chi ha riconosciuto l’indipendenza del Kossovo è un pericoloso precedente per le questioni Abkhazia e Ossezia del sud”, strappate alla Georgia dalla Russia due anni fa.

Il passato che non passa

A S.Pietroburgo la governatrice Valentina Matvijenko vuole affiggere una targa in memoria di Grigorij Romanov, alto papavero della nomenclatura sovietica nella Leningrado degli anni ’70, scatenando immediatamente le ire delle associazioni per i diritti umani che lo hanno definito “stalinista, oscurantista e antisemita”.

Il putsch dell’agosto 1991 (compiuto dagli oppositori a Gorbaciov e finito in un disastro politico e umano) viene considerato “una vittoria della rivoluzione democratica” dall’8% dei russi, “un episodio di lotta per il potere” dal 43%, “un tragico avvenimento” dal 38%. Nessuna risposta dal 13%. La rilevazione è stata effettuata dall’agenzia Levada-Tsentr. L’ex-miliardario russo, German Sterligov, ha fatto sapere che, fosse per lui, ai gay spaccherebbe volentieri la testa. Per rafforzare la sua affermazione, rilasciata alla radio “Ekho Moskvy”, ha citato l’apostolo Paolo (“il loro sangue sulla loro testa”). Le associazioni per i diritti degli omosessuali, tra cui “Stat’jà 282” lo hanno denunciato alla procura generale per istigazione alla violenza. Sterligov, noto nei primi anni ’90 quando accumulò una fortuna e fondò la prima borsa di Mosca, vive ritirato con la sua famiglia in una casa rurale ai margini della capitale come un eremita e senza corrente elettrica. Il discorso era iniziato con alcune considerazioni sulla decisione dell’imprenditore Vassilij Bojko che ha invitato i suoi dipendenti sposati soltanto civilmente a lasciare il posto di lavoro.

Laziali!

Una gigantesca rissa tra tifosi è scoppiata il 15 agosto presso la stazione metro “Dvorets Ukraina” a Kiev, tra gli ultras della squadra di calcio, “Dinamo”, di ispirazione neonazista e quelli dell’altro club della capitale, “Arsenal Kiev”, antifascisti. Questi ultimi hanno avuto la peggio, anche perché in minoranza numerica (50 contro 30, rispettivamente. I primi avevano, inoltre, coltelli, tirapugni e bombolette al pepe). Ferite da armi da taglio, costole rotte, denti spaccati, ustioni: questo il bilancio dei feriti, quasi tutti dell’Arsenal. I neonazisti della Dinamo, sul loro sito, fanno sapere di ispirarsi agli ultras della Lazio da cui hanno mutuato anche il grido “Duce, Duce”.

Buone vacanze, signor sindaco!

Il sindaco di Mosca, Jurij Luzhkov, il 18 agosto scorso è tornato sui luoghi di vacanza che aveva dovuto lasciare frettolosamente l’8 agosto per gli incendi che stavano devastando tutta la Russia, capitale compresa. Lo fa sapere lo stesso primo cittadino con un comunicato scritto di suo pugno.