“Un tizio fonda un partito e dice che è libero e liberale”. Filippo Rossi, direttore del periodico della fondazione Farefuturo, che fa capo a Gianfranco Fini, rilegge la storia del Pdl. E ne nasce una sorta di fiaba. “C’era una volta un partito, storiella di fantapolitica: lui, il popolo e la libertà”, è il titolo dell’intervento. Così, dopo il recente attacco al berlusconismo, che si nutre “di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario”, Rossi la butta sul grottesco. “Uno fonda un partito e spiega che è il partito di tutti, che gli italiani ci si potranno riconoscere, dice che è la casa comune di idee, storie diverse. Un parto libero e liberale. Poi sceglie un inno: ‘Menomale che io ci sono’. Poi dice: ‘Qui decido tutto io’, ‘qui comando io’”, scrive Rossi. “Uno fonda un partito. E poi decide che è roba sua. Perché Lui è la gente. Perché Lui è il popolo. Perché lui è la verità, la via e la luce. E chi non ci sta è un eretico, un reietto. Chi non ci sta è messo all’indice. Chi non ci sta è messo alla porta”, si legge nella “storiella”.

Che prosegue: “Uno fonda un partito a sua immagine e somiglianza. E chi non ci s’identifica, peste lo colga. Ok, gli altri pensano. Va bene, il Tuo partito non è quello che pensavamo. Ci abbiamo provato, abbiamo sbagliato, tu ci hai cacciato. Ognuno per la sua strada. Va bene, magari ce ne facciamo un altro, attraverso il quale possiamo dire quello che pensiamo. Così, poi, riusciamo a fare anche politica”. E invece no. “Chi non ci sta non è liberale! Non è democratico! Chi non ci sta non esiste! Perché la libertà sono io. Perché il popolo sono io. E gli altri? Gli altri non sono un cazzo”, conclude l’intervento. Con un post scriptum: “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale”. Di fatto è una “storiella di fantapolitica”. La politica? C’era una volta….