Quante sono le energie che riusciamo a mettere insieme? Quanti di noi hanno ancora voglia di dedicare il loro tempo libero ad una causa comune? E chi è disposto a farlo senza la paura delle contaminazioni con gli altri, ben sapendo che per battere Berlusconi è necessario fare fronte comune, senza incertezze?

“Ancora la piazza? Ma che senso ha?”. Sono molti quelli che credono che manifestare ed urlare la propria rabbia serva a poco. Ma non è così. Grazie alle nostre manifestazioni abbiamo tirato per le orecchie ai politicanti che sonnecchiavano nei palazzi, costringendoli a prendere posizione. Grazie alle mobilitazioni abbiamo ridato un senso all’opposizione, ritrovandoci nelle piazze e nelle strade con i precari della scuola, gli operai in cassa integrazione, i terremotati dell’Aquila, i giornalisti ed i blogger a rischio di censura, i magistrati sotto scacco, i cittadini che hanno a cuore la Costituzione.

Abbiamo riempito, con le nostre energie, il vuoto pneumatico di una opposizione spenta e incerta, ridando fiducia alla Politica, quella vera. Altro che antipolitica!

Perchè io credo che, nonostante le delusioni di questi anni, siamo ancora tantissimi a sperare nel cambiamento. Più di quanti possiamo immaginare. Ma piuttosto che aspettare che questo cambiamento arrivi dall’esterno, dobbiamo decidere di prendere in mano il nostro destino e lasciarci andare a briglia sciolta.

Lo abbiamo fatto il 5 dicembre, in un modo unico ed emozionante, lasciando un segno reale nella storia politica italiana. Mi corrono ancora brividi lungo la schiena, quando penso a quel palco e a quella gente.

Lo abbiamo fatto in tutte le manifestazioni successive nelle mille piazze italiane e lo faremo ancora, anche nei prossimi giorni. Lo dobbiamo fare, per evitare che questo Paese arrivi ad un punto di non ritorno.

Quante leggi ad personam ci dovremo ancora aspettare? Quante tasse per i più deboli ed evasioni fiscali per i più forti? Quanti tagli al mondo dell’informazione, alla scuola e alla cultura? Quanta terra bruciata attorno agli operai licenziati o messi in cassa integrazione? Quante ferite profonde inferte agli articoli della nostra Costituzione?

E’ necessario fermare tutto questo e dobbiamo farlo senza consentire a Berlusconi di ricompattare le idee e le truppe. Il centrodestra farà partire una campagna elettorale da settembre fino a marzo pazzesca. Il capo di questo regime metterà mano al portafoglio, alle sue tv e alla RAI. Lancerà una campagna mediatica senza precedenti, diffondendo le sue bugie.

La nostra risposta sarà la piazza. Nelle piazze potremo farci sentire per tentare di contrastarlo.

Quando nei giorni passati scrivevo della necessità di scendere ancora in piazza per una manifestazione unitaria (società civile insieme ad associazionismo, a personalità della cultura ad ordini professionali ed anche raccogliendo l’adesione dei partiti che ci vorranno stare), avevo in mente una grande mobilitazione con poche parole chiave da concordare e con lo scopo di creare un fronte compatto. Una manifestazione promossa dai cittadini per mettere fine all’agonia di questo regime. Abbiamo dimostrato di avere creatività e fantasia sufficienti per poter inventare una mobilitazione originale che risponda al periodo politico che stiamo vivendo.

Dobbiamo rimettere in campo tutta l’intelligenza collettiva dimostrata in questi mesi, utlizzando al meglio i nostri collegamenti.

Con la Rete potremo realizzare anche noi una diffusione capillare delle nostre idee. Far stampare volantini da distribuire nei condomini. Utlizzare il web per far nascere le Sentinelle della democrazia che si contrappongano ai Gazebo della Libertà che ha in mente Berlusconi.

Il “la” può essere lanciato con la manifestazione del 2 ottobre: dovrà essere un evento come mai si era visto prima, dobbiamo osare, sapendo che solo in questa maniera potremo raggiungere il nostro scopo. Senza incertezze, forse anche incoscientemente (la santa incoscienza che ci ha guidati nella preparazione del 5 dicembre) dobbiamo lanciarci ad organizzare la più grande manifestazione autoconvocata mai vista a Roma: l’urgenza democratica lo esige.

Per questo è necessario trovare una unità di intenti ed una condivisione tra tutti i soggetti interessati. La cosa importante è che ciascuno faccia la propria parte, senza confusione di ruoli, con l’unico scopo di respingere il regime e ristabilire le regole democratiche nel nostro Paese.