di Mario Agostinelli | 19 agosto 2010
INNSE: storia passata o esempio futuro?
La vicenda dell’INNSE ha saputo inaspettatamente bucare gli schermi e ha, ancora oggi, molte cose da insegnare vista l’eccellenza che ha rappresentato un marchio sovraimpresso sui grandi torchi della Zastava a Kragujevec, della Volkswagen a San Bernardo, della Krupp nella Ruhr o della Lunakod a San Pietroburgo. L’estate scorsa, quotidiani e televisioni ci hanno mostrato l’orgoglio professionale e l’audacia tecnica delle tute blu, il rispetto dell’impresa per il sindacato, la garanzia dei diritti conquistati con le lotte, che sono stati la bussola di oltre un anno di presidi e occupazioni degli impianti. Operai rimasti soli contro industriali e manager che, interpellati, avevano sancito la fine irreversibile della fabbrica, hanno saputo indicare la via della ripresa e aperto una prospettiva professionale e occupazionale che oggi trova conferma con una ripresa del mercato e il raddoppio delle assunzioni.
Ho avuto la fortuna, prima da segretario della CGIL e poi da consigliere regionale, di seguire tutte le fasi di questa storia esemplare (due video ne riassumono le fasi salienti: http://www.youtube.com/watch?v=L3UZLFq4fow; http://www.youtube.com/watch?v=R1Gg1HFKtcw). Ho potuto così constatare l’incapacità di Formigoni di occuparsi di riconversione e specializzazione produttiva nella regione che ha tuttora 26 milioni di metri quadrati di aree dismesse senza uno straccio di politica industriale. Ho potuto verificare l’indisponibilità dei Rocca e dei Tronchetti Provera che trovano assai più interessante costruire cliniche private o procurarsi affari immobiliari che rischiare in imprese di qualità. Ho dovuto appurare di persona che solo il sindacato e un ex operaio tornitore bresciano – oggi diventato imprenditore – hanno saputo dialogare e trovare la soluzione. Manager prestigiosi interpellati davano forfait, esibendo conti da ragioniere e inerpicandosi sulle vette di considerazioni finanziarie, tutte smentite dalla fiducia nel lavoro buono e dignitoso, ambito e interpretato senza tentennamenti dagli addetti in carne ed ossa alle frese, ai torni, alle alesatrici, e ben capito da Camozzi, l’ex specializzato che diventava padrone proprio perché non chiedeva sconti sui diritti dei dipendenti.
In definitiva l’iniziativa delle maestranze è ruotata sempre attorno a punti fermi quali: mantenere l’eccellenza degli impianti a un livello inalterato, difendere contemporaneamente l’integrità del ciclo manifatturiero e il proprio potere contrattuale, tenere su un piano paritario e di assoluta autonomia la funzione del dipendente di fronte al padrone. Con queste premesse la INNSE è uscita dalla crisi, è rimasta competitiva, è tornata ad assumere. E mi viene naturale collegare questo evento alla vicenda FIAT di Pomigliano, all’arroganza ottusa dei Marchionne, alla subalternità incomprensibile dei Bonanni e degli Angeletti, ma anche, per fortuna, alla “schiena dritta” e alla stima per gli operai dei Landini.




