A Chivasso passeggiare con il volto coperto dal velo integrale sembra ormai impossibile. A testimoniarlo una signora egiziana  il cui nome, ora, compare nel registro degli indagati della procura di Torino. Reato: violazione della legge Reale del 1975, che proibisce di indossare caschi o altri copricapo che “rendano difficoltoso il riconoscimento” in luoghi pubblici. L’iniziativa è stata presa dai carabinieri a Chivasso, un popoloso comune a una ventina di chilometri dal capoluogo piemontese. La stessa era stata protagonista di un episodio simile avvenuto in un centro di assistenza medica dello stesso paese piemontese.

La donna, di circa quarant’anni, è stata notata da una pattuglia mentre camminava al fianco di un uomo. Da qui l’identificazione. La signora ha così presentato una regolare carta d’identità rilasciata dal comune di Chivasso. E nonostante questo, i militari hanno fatto rapporto alla procura rilevando come la donna avesse “il viso completamente travisato” dall’indumento. Probabilmente si tratta del niqab, a giudicare dalla descrizione che ne hanno fatto i militari nel rapporto. “Si tratta – scrivono i carabinieri – di un velo integrale di colore scuro con due piccoli riquadri che lasciava scoperti gli occhi”. Si fosse trattato di un chador (un altro tipo di velo) forse non ci sarebbe stato nulla da eccepire: il volto è scoperto, naso e labbra si vedono, l’individuo è riconoscibile e tanto basta alle forze dell’ordine.

Adesso il cerino è nelle mani dei magistrati. Che la protagonista dei due episodi sia la stessa donna è quasi certo. Ma quale sarà il suo destino processuale, è presto per dirlo. A coordinare i pubblici ministeri di turno, in questo momento, è il sostituto procuratore Raffaele Guariniello, il quale, assieme ai suoi collaboratori, sta scartabellando fra la giurisprudenza e i pochissimi precedenti. Spicca su tutti una sentenza del Consiglio di Stato che nel 2008, pronunciandosi su un’ordinanza del sindaco leghista di Azzano Decimo (Pordenone), aveva sancito che l’uso del velo non viola la legge Reale, una legge concepita durante gli anni di piombo per contrastare la guerriglia urbana. Una decisione, quella dei supremi giudici amministrativi, che di fatto potrebbe sbarrare la strada a un’incriminazione formale.