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di Gioacchino Genchi | 17 agosto 2010

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Io, Cossiga, e un auspicio per riparare agli errori

Francesco Cossiga è morto. Con lui si chiude una pagina della storia d’Italia ancora avvolta da tanti misteri.
Ricordo ancora la telefonata di solidarietà che mi fece il 28 gennaio dell’anno scorso, anticipandomi la dichiarazione che aveva rilasciato sul mio conto alle agenzie.

ARCHIVIO GENCHI: COSSIGA, CONSULENTE HA RISPETTATO LA LEGGE

(ANSA) – ROMA, 28 GEN – ”Dopo aver ascoltato in tv Gioacchino Genchi ed avere letto tutto quanto e’ stato scritto su di lui e sulla sua attivita’ sia di funzionario della Polizia sia di consulente di numerosissime procure, mi sono convinto che egli ha agito sempre nel rispetto della legge e secondo il
mandato conferitogli dai vari magistrati delle procure interessate”. Lo afferma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. (ANSA).
COM-FLB
28-GEN-09 12:32

L’ho ringraziato sul mio blog per il suo intervento:

ARCHIVIO GENCHI: CONSULENTE SU BLOG RINGRAZIA COSSIGA

(V. ”ARCHIVIO GENCHI: COSSIGA, CONSULENTE…” DELLE 12:32)
(ANSA) – PALERMO, 28 GEN – Gioacchino Genchi risponde attraverso il suo blog al presidente Francesco Cossiga che e’ intervenuto oggi sulla sua vicenda. ”Lei mi conosce dal 1992 – scrive il consulente – quando il prefetto Vincenzo Parisi, capo della polizia, ci ha presentato, in una circostanza tragica per la storia del nostro Paese”.
”Ho apprezzato la lucidita’ del suo ricordo – si legge nel blog – e le considerazioni che mi ha voluto esternare nella sua telefonata di questa mattina. Ero sicuro che prima o dopo sarebbe intervenuto in questa vicenda, che mi vede involontario protagonista. Spero, anche col suo autorevole contributo, che gli uomini delle istituzioni e della politica sappiano
riflettere su questa mostruosa mistificazione”.
”Lei sa bene – aggiunge – che io, nella modestia delle mie funzioni, sono stato sempre e soltanto dalla parte dello Stato e non sono mai venuto meno al giuramento di fedelta’ alla Costituzione ed alle sue Leggi. Ho operato solo al servizio di valenti magistrati, giudici e pubblici ministeri, nell’esclusivo fine di ricerca della verita’ e di affermazione dei principi di Giustizia, anche nei confronti di chi e’ stato ingiustamente accusato di delitti che non aveva commesso”.(ANSA).
COM-ABB
28-GEN-09 16:50

Dopo mi ha richiamato e mi ha voluto incontrare.
Sono andato a trovarlo nella sua abitazione di Roma. Non ero mai entrato nella casa di un Presidente della Repubblica.
Mi ha ricevuto nel tinello, attiguo alla cucina.
Dalla semplicità di quella casa, dall’arredamento, dalle foto e dai cimeli che mi ha mostrato ho capito tante cose.
Insieme abbiamo ripercorso la comune passione di radioamatori.
Insieme abbiamo commentato le pagine buie della storia della nostra Repubblica, che ci avevano fatto conoscere ed incontrare per l’ultima volta nella primavera del 1992, qualche settimana prima delle sue dimissioni.
Nelle fasi della stesura del mio libro, “Il caso Genchi“, più volte ho cercato di convincerlo a confermarmi alcune circostanze. Mi ha rinviato di una settimana e poi non l’ho più sentito.

Al telefono mi hanno sempre detto che il Presidente stava male.
In occasione dell’ultimo incontro gli avevo comunque anticipato che non sarei stato tenero con lui, per via di certe sue amicizie.
Ricordo ancora la sua reazione. Mi ha dato uno schiaffetto sula guancia e sorridendo, mentre gli vibravano le guance, mi ha detto: “Caro Genchi tu sei uno dei pochi che con la tua onestà puoi anche permetterti di parlare male di me“.
L’ho ringraziato e gli ho ribadito che non stavo scherzando.
Al termine del colloquio, dopo aver sorbito un ottimo caffè, ha voluto che lo aiutassi ad alzarsi dalla sua vecchia poltrona. Con un braccio si è appoggiato sulle mie spalle e, camminando a stento, ha insistito a volermi accompagnare fino all’ingresso.

Ci siamo congedati con un arrivederci. Dopo qualche mese ho apprezzato le sue considerazioni sul mio conto, nel suo ultimo libro.
Dopo non ho avuto più possibilità né di vederlo, né di sentirlo al telefono.
Ho avuto sue notizie e suoi messaggi per il tramite di alcuni comuni amici giornalisti.

Oggi è morto.

Con la morte di Francesco Cossiga si chiude l’ultima speranza di disvelare molti segreti sui tanti misteri della storia d’Italia.
Fra questi, i più importanti, riguardano l’omicidio di Aldo Moro, la strage di Ustica, le infinite trame dei servizi deviati, fino alla fine del suo mandato e le origini della II Repubblica.
Cossiga ha preferito portare con sé questi segreti, nella tomba.
La sua morte, peraltro, coincide con una delle pagine più buie della II Repubblica, che volge al declino.
Nella crisi dei partiti, mentre ritornano a trionfare la corruzione, gli inciuci e l’affarismo, occorre un rilancio dei valori fondanti della Costituzione.
Ben oltre i partiti e le ideologie, occorre prima di tutto recuperare il primato della politica.
In tutto questo provo a immaginare quale sarebbe oggi il più bel regalo che il Presidente Napolitano potrebbe fare agli italiani.

Mi riferisco allo scranno parlamentare di senatore di vita che, con la morte di Cossiga, è rimasto vuoto.
Ebbene sì. Non ho paura a dirlo.
Io, come tanti italiani liberi, auspico che il Presidente della Repubblica proceda immediatamente alla nomina di senatore a vita di Marco Pannella.
Lungi da condizionamenti ideologici (per quello che ancora valgono le ideologie), ritengo che oggi Marco Pannella sia uno dei pochi politici che potrebbe contribuire al recupero del primato della politica.
La sua nomina a senatore a vita – per quello che è stato il suo impegno per la democrazia e per i diritti civili – ci farebbe sentire tutti più orgogliosi di essere italiani.
Con Marco Pannella senatore a vita potremmo ritornare a sperare che si riporti in Parlamento il dibattito sugli autentici temi della politica, del buon governo e delle aspettative della gente.
Capisco che questo non fa piacere a quanti vogliono tacere sui veri problemi degli italiani e preferiscono intrattenerci ancora sulle cronache delle camere da letto, del tinello o della cucina di qualche Vip. Se Pannella sedesse al Senato al posto di Cossiga, forse anche Giorgiana Masi da lassù ritornerebbere a sorridere.

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